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Calcio serie D

In tribuna il mago delle promozioni in C ed è subito gossip sulla panchina granata

Luigi Cocconcelli
In tribuna il mago delle promozioni in C ed è subito gossip sulla panchina granata

Carmine Parlato ha assistito alla gara col Pavia: «Qua per l’amico Lancetti: Antonioli ha fatto bene, lasciatelo lavorare»

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REGGIO EMILIA. A pensar male, questa volta, si sbaglia. Se qualcuno ha messo in relazione la presenza, domenica, al “Città del Tricolore” di Carmine Parlato accanto al ds Marco Lancetti con un ipotetico ribaltone sulla panchina granata non ha fatto i conti con l’oste. Meglio, con il regolamento. Parlato, infatti, è fermo fino a giugno, perché ad inizio stagione per un paio di mesi ha guidato il Latina. «Poi- dice l’ex allenatore del Padova- non tutte le ciambelle riescono con il buco, le faccende non sono andate come mi auguravo ed ora giro a veder partite, senza calcio la domenica non ci so stare, un poco per passione e tanto per tenermi aggiornato».

Parlato, 48 anni, originario di Napoli, ha allenato molte squadre, soprattutto i nserie D: Rovigo, Pordenone, Padova, Delta Porto Tolle, Rieti e da ultimo Latina.

Parlato, da domanda sorge spontanea, perché proprio Reggiana- Pavia?

«Semplice, è uno stadio che mi piace molto, ci sono stato con il Padova, a Reggio ho amici, con Marco Lancetti ci conosciamo da tempo, ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere sulla squadra, ma niente di che».

Che le ha detto, se si può sapere?

«Mi ha parlato delle difficoltà iniziali, di come la squadra stia crescendo, di come il lavoro a volte venga sminuito dalla presenza di Modena e Pergolettese».

Onestamente, nulla che bolla in pentola?

«Sul fronte Reggiana, se è questo che intende, assolutamente no, lasciamo lavorare in pace e tranquillità Antonioli, che mi pare stia facendo bene, poi per il futuro si vedrà, nessuno può ipotecare e dare per scontato quel che succederà».

Che partita ha visto al Città del Tricolore?

«Una bella Reggiana, so che voi la chiamate così, ben allenata, con dei valori, che ha fortemente voluto la vittoria e dall’altra parte un Pavia giovane, in parte rimaneggiato, che ha fatto quel che poteva. Si nota che sono squadre strutturate in maniera diversa, per obiettivi opposti, una per provare a vincere, l’altra per salvarsi».

Parlato la serie D la conosce bene…

«Se è per questo ho vinto 4 campionati, a Padova, Pordenone, Rovigo e Rieti, mi considero un infermiere, mi chiamano quando c’è un malato che sta male, lo guarisco e lo lascio in altre mani, in altre parole porto le squadre in Lega Oro e poi le affidano ad altri».

In base alla sua esperienza di allenatore, in caso la Reggiana non riesca a salire di categoria, meglio affidarsi a giocatori di serie C od a specialisti della D?

«Bella domanda, ma le voglio rispondere. Occorre un continuo, costante confronto tra la società e lo staff tecnico nel rispetto delle rispettive prerogative ed autonomie, credo sia necessario un mix, bene l’esperienza, la qualità tecnica ma anche la capacità di calarsi nella realtà della D». —


 

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