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Dixon: «Mi manda Manuchar sono qui per salvare Reggio»

Riccardo Bellelli

In cima ai desideri del ds Frosini, il play è stato convinto da Markoishvili  «Per uscire da questa crisi servono la giusta mentalità e il lavoro in palestra»

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Altro cambio in questa tribolatissima annata della Grissin Bon.

A sbarcare a Reggio è stavolta Michael Dixon, play-guardia con passaporto georgiano trovato in Israele ma con alle spalle esperienze in diverse leghe europee.

INSEGUITO PER MESI

La società lo seguiva da tempo, voleva farlo arrivare già mesi fa, ma l’affare non andò in porto e si deviò su K.C. Rivers di cui ora è il sostituto come ha rivelato Alessandro Frosini: «Lo seguivamo da un paio di mesi, da prima di Rivers, ma non è stato possibile liberarlo. K.C. ha fatto un po’ fatica all’inizio, anche per via del lungo stop precedente, ma ci ha lasciato con 30 punti, a sancire che la classe c’era. Purtroppo abbiamo avuto un po’ meno del previsto da lui, sapevamo che ambiva a giocare ad un livello più alto del nostro e quindi le nostre strade si sono separate».

Poi sul nuovo arrivato: «L’ho scelto perché ha caratteristiche diverse dagli altri giocatori già nel roster e ho avuto buone referenze da Markoishvili che è stato suo compagno in nazionale georgiana. Mi ha detto che ha giocato con il cuore da georgiano, ora vorrei che giocasse col cuore da reggiano per aiutarci a salvarci. Ci aspettano 11 finali, per noi adesso è vivere o morire. Devono averlo ben chiaro i giocatori e tifosi».

PARLA DIXON

Evidentemente l’ex biancorosso Markoishvili deve aver dato buone referenze anche a Dixon sulla società: «Ho scelto Reggio perché mi hanno detto che è una città che vive di basket, dove c’è tanta passione. Tanti giocatori che sono passati di qui si sono trovati bene e io ci tenevo a fare un’esperienza in Italia. So che la Pallacanestro Reggiana è una società con una storia importante e molto seria».

Quali sono le sue qualità che potrebbero tornare utili alla Grissin Bon?

«So che non è un bel momento per Reggio ma voglio dare il massimo per lasciare un segno e ottenere la salvezza. Sono un play-guardia che sa mettere in movimento i compagni, ma posso anche prendermi il tiro. Difendo forte e vorrei dare qualcosa non solo in campo ma anche nello spogliatoio».

Le è già capitato di lottare per salvarsi?

«In realtà no, ma so cosa serve. Dobbiamo affrontare una gara per volta con la giusta mentalità e lavorare duro in palestra».

La sua prima impressione sulla squadra?

«Ho fatto solo due allenamenti, ho cercato di parlare con lo staff e i compagni per conoscerli e capire cosa si aspettano da me. Inoltre voglio capire come gioca la squadra».

Chi è il giocatore a cui si ispira?

«Chris Paul, l’ho conosciuto a un suo camp e siamo in contatto. Finirà nella Hall of Fame tra i più grandi passatori dell’ Nba. E’ lui il mio modello, anche come atteggiamento dentro e fuori dal campo, un grande professionista».

Chi l’ha ispirata fuori dal campo?

«Mio padre, se sono qui è grazie a lui. Nel college a San Josè è stato uno dei più grandi assistmen, un esempio per me. Mi ha sempre spinto e supportato».

I suoi hobbies?

«Mi piace molto dormire. Poi guardare film e giocare con i videogames. Faccio le cose normali dei ragazzi della mia età». —





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