Quintavalli: "Vogliamo la C, anche con il ripescaggio"
Il massimo dirigente granata all'indomani della vittoria dei granata sul Pavia parla del futuro e ribadisce la determinazione della dirigenza granata a tutelare i tifosi penalizzati dai Daspo legati al match tra Reggiana e Siena
REGGIO EMILIA. «La vittoria di domenica ci ha tolto di dosso una sensazione negativa che ci veniva dalle tre partite precedenti. E credo davvero che possa essere di buon auspicio per il prosieguo del campionato».
Invero, anche se qualche tifoso lo ha rimproverato di parlare troppo, Luca Quintavalli non rinnega se stesso. E all’indomani della vittoria della Reggio Audace contro il Pavia, il massimo dirigente granata fa professione di ottimismo.
Presidente Quintavalli, come si fa a vedere il bicchiere mezzo pieno dopo il successo di domenica?
«Ho visto una determinazione nuova nella squadra e se non desistono coloro che vanno in campo, di sicuro non ci mollo io».
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Posizione encomiabile, la sua, ma resta il fatto che la vetta è lontana. E a questo punto del campionato è bene anche lavorare in vista di un altro scenario, non crede?
«Certo, e anche in questo senso la società è già al lavoro. L’obiettivo è e resta quello di fare il meglio per la società, magari evitando errori di gioventù che oggi magari paghiamo in termini di punti».
A quali errori di gioventù sta pensando?
«Li avete visti tutti, abbiamo messo in piedi una società in poche settimane, mettendo a lavorare assieme persone che prima non si conoscevano affatto».
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In effetti i dissidi con Marco Arturo Romano li abbiamo visti...
«Le dico la verità, non penso soltanto a questo. Anche gli altri soci reggiani, tra loro, non si conoscevano. E questo scotto lo abbiamo probabilmente pagato. Con Romano non c’era un perfetto allineamento su alcune questioni, è vero. Ma è anche vero che su altri temi abbiamo invece proceduto con una intesa quasi completa».
Resta il fatto che, qualora dovesse fallire l’assalto al primo posto, resta l’ipotesi di un ripescaggio, ancorché difficile e oneroso...
«Abbiamo valutato anche questa ipotesi e non l’abbiamo affatto scartata».
Anche se dovesse essere un bagno di sangue?
«Non vogliamo lasciare nulla di intentato per dare alla squadra della città una serie che, per quanto ancora bassa, è comunque più consona di quanto no n sia il calcio dilettantistico. Reggio non merita la serie D. Non lo merita la squadra, non lo meritano i tifosi...».
Ecco, i tifosi. In queste settimane sono molto arrabbiati per i Daspo ricevuti per i disordini di Siena. Qual è la posizione della società?
«Posso dire che fin dal primo momento la società ha seguito questa vicenda, rispettosa delle norme che vanno rispettate, ma anche consapevole dell’importanza che hanno i nostri tifosi per la nostra società. La società prenderà una posizione nelle sedi deputate e lo farà soprattutto con l’obiettivo di tutelare un bene della società stessa, che è costituito proprio dai suoi tifosi».
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C’è chi dice che sia proprio questo il tesoretto della Reggio Audace. Assieme al Modena siete gli unici che potete contare su una tifoseria così numerosa.
«E io ne sono consapevole, al punto che farò tutto il possibile per tutelare i tifosi che sono un bene della società».
Un tesoretto che manca, ad esempio, al Sassuolo. Ha letto le dichiarazioni di Carnevali alla vigilia del match con la Juve?
«Sì e mi fa piacere che anche il Sassuolo si sia accorto che anche in serie A serve un certo feeling con i tifosi».
Da questo punto di vista, come procede la coabitazione? Quali sono i rapporti?
«I rapporti sono positivi, dal nostro punt o di vista stiamo rispettando gli accordi sottoscritti. E così è anche per loro. Poi non so dire cosa accadrà in futuro».
L’obiettivo di lasciare il calcio dilettantistico è ancor più cogente nell’anno del centenario, non trova? Come vi state preparando a questo appuntamento?
«Il 9 marzo saprete tutto. Stiamo lavorando a queste celebrazioni da tempo, con un gruppo di persone della società che si dedicano con impegno a un lavoro di squadra. Sto parlando di un team che sta mettendo a punto una serie di eventi che partiranno da questa primavera e dureranno per oltre un anno. E saranno eventi di carattere sportivo, ma anche culturale e sociale. Quando nacque lo Store in piazza Prampolini io pensai proprio a qualcosa che fosse aperto alla città, anzi ne fosse parte. E gli eventi per il centenario si snoderanno in questo solco, coinvolgendo la città».
Ovviamente nell’anno del centenario ci sta anche l’idea di riappropriarsi del nome...
«Come voi ben sapete, i tempi di questa operazione non dipendono da noi. Detto questo noi faremo di tutto per ottenere questo risultato. Del resto - è la metafora sfoderata da Luca Quintavalli - è come quando si smarrisce un bambino in spiaggia. Quando lo ritrovano, non lo consegnano al primo che passa, ma ai suoi legittimi genitori...".
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