Quel calcio pane e salame della provincia emiliana
Il campo di Carpaneto è un piccolo gioiello. Tribuna scoperta, club house splendida con bar rifornito di birra, liquori “clandestini”, e panini al “salame cotto” più semplicemente cotechino. Cinque fette spesse: il giusto pasto per conciliare la pennichella della ripresa. Per queste occasioni a Carpaneto, quando i tifosi ospiti superano quelli locali, si fa inversione di tribuna. Tutti in tribuna centrale: Ultras, giornalisti e dirigenti. Senza distinzione e senza seggiolini. Poche storie: non fa specie vedere il presidente Quintavalli e tutti gli altri soci alzarsi quando il pallone va a nascondersi nell’angolo a sinistra, coperto dai bandieroni granata. “Tira zò c’la bandera”, inutile. Il socio Giaroni opta per la soluzione più semplice: restare in piedi. Meraviglie in serie. È così bello che lo spettacolo in campo è coperto non solo fisicamente, ma anche da alcune “perle”, tra le quali uno steward che per cinque minuti aiuta un tifoso ad appendere una pezza del Vandelli o dalle voci incontrollate e poi confermate di alcuni sostenitori granata entrati al costo di 10 euro prezzo al botteghino anziché i 15 in prevendita. «Resteremo in serie D» cantano i tifosi locali. Seguito da un familiare «chi non salta è un parmigiano». Gemellaggio subito: e quando ci ricapita una trasferta così? Ah, già. —
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