Stefano Pillastrini trent’anni da specialista nelle lotte salvezza
Nella lunga carriera il nuovo allenatore della Grissin Bon si è più volte trovato a condurre team verso porti sicuri
Ha quasi trent’anni di carriera fra picchi e lotte disperate per salvarsi, il nuovo coach biancorosso Stefano Pillastrini, e se non altro non sarà spaventato dalle difficoltà che attendono la sua Grissin Bon.
l’esordio a bologna
Ferrarese, grande appassionato di Harley Davidson, cresciuto nel fertilissimo mondo del basket bolognese di sponda Fortitudo, il suo ingresso nella pallacanestro di prima fascia arriva con la stessa “Effe”, a soli 28 anni nel 1990 dopo aver vinto parecchio a livello Juniores con la generazione di Dallamora e Neri. Un salto coraggioso, ma non insolito per il periodo: Virtus e Pesaro lanciano in contemporanea altri due giovani coach, Ettore Messina e Sergio Scariolo. Oggi venerati maestri in Nba, all’epoca rivali spesso sconfitti dal “Pilla”, specializzatosi nei decenni nella crescita di baby di talento e di mondi provinciali di successo. In quel 1990 la Fortitudo è in crisi economica, il “ragazzo di casa” la guida alla salvezza in A2 all’ultima giornata prima di venire cacciato a metà della stagione seguente, quella in cui Bologna eviterà la B all’ultima giornata a Reggio nella famosa e citatissima gara di Teo Alibegovic.
girovago
Da allora ha girovagato per mezza Italia, rimanendo spesso in zona emiliano-romagnola, legatissimo alle proprie radici.
Nel 1992 è a Ferrara in A2, nel 93 a Cervia in B1 e ottiene il salto verso l’A2. Rimane in categoria nel 1995 con Modena, ai tempi in cui anche i “cugini” avevano una squadra di buon livello. Dopo una breve pausa, nel 1997 sale in corsa a Forlì, disastrata ultima della classe in A1; pur senza riuscire in un’impresa disperata, mostra grande concretezza ottenendo la conferma in Romagna.
soddisfazioni toscane
Per la prima grande soddisfazione deve emigrare in Toscana, a Montecatini. Nella storica società pistoiese inizia col botto nel 1998-99, accumulando promozione nella massima serie e il premio come allenatore dell’anno dell’A2. La replica con Montecatini è altrettanto buono, nel 1999-2000 porta la sua neopromossa sino agli ottavi di finale dei play-off. È la consacrazione, seguita dal grande salto di nuovo verso l’Adriatico, verso l’ambiziosissima Pesaro di quel periodo. Nelle Marche rimane dal 2000 al 2002 togliendosi parecchie soddisfazioni: play off, finale di Coppa Italia e di Supercoppa, prima la Suproleague e poi una brillantissima Eurolega guidando i vari Booker, Tusek, Maggioli e Gigena. È lui, infliggendo un pesante meno 33, a provocare un altro episodio celebre, l’esonero poi rientrato di Messina.
pesaro il punto piÙ alto Pesaro è forse il momento più alto per il “Pilla”, che si trasferisce poi a Udine prima di ripresentarsi nelle Marche, nel 2004 nella Montegranaro appena salita in A2. Guida un gruppo giovanissimo sino alla finale promozione, poi persa con l’eterna rivale Bologna. Nel 2005 completa la missione, arrivando in A dopo i playoff e portandosi a casa anche il premio più reggiano, il Reverberi. A Montegranaro rimane anche al piano di sopra, togliendosi altre soddisfazioni.
Nel 2007 il grande salto, l’ingaggio nella nemica di sempre Virtus Bologna, accolto in maniera controversa dai tifosi bianconeri. Un’avventura conclusa con un esonero a metà anno.
ripartenza
Si riparte ancora dall’A2, da un’altra nobilissima decaduta, Varese. L’obiettivo è la promozione, la concorrente più accreditata è proprio Reggio, la Trenkwalder di Marcelletti, Young e di un giovanissimo Nicolò Melli.
Nel dicembre 2008 il duello diretto a Varese viene vinto praticamente da solo proprio da Melli, in un’abbagliante esplosione di talento.
Dopo, tutto andrà storto per Reggio e tutto andrà bene per “Pilla”: Marcelletti viene esonerato, la squadra traballa e rischia la B, mentre Varese trova ritmo e rulla tutte le avversarie ritrovando subito la serie A1. Un’altra stagione in Lombardia prima di ripresentarsi ancora a Montegranaro, nella Sutor fresca di divorzio da Frates e Menetti, per rimanere in tema reggiano.
Questa volta l’esperienza è meno brillante e si conclude con un esonero. Nel 2012, dopo un anno sabbatico, scende in B, chiamato da una Torino piena di ambizioni.
Lui ripaga la fiducia, in due anni conduce i piemontesi prima in Legadue Gold e poi alla finale promozione per la A, persa contro Trento.
quadrienno a treviso
Il finale è brusco, un addio secco coi dirigenti presto mitigato: nel luglio 2014 trova l’accordo con Treviso, rinata dal fallimento, e nella Marca rimarrà un quadriennio. Un lungo periodo segnato da buoni risultati e campionati di vertice, senza però trovare mai il modo di conquistare l’A1.
A giugno, si congeda lasciando il posto – corsi e ricorsi storici – a Max Menetti. A Cervia, si dedica ai giovani e a tanti progetti sociali, rifiutando parecchie proposte in serie A2. Poi arriva la Pallacanestro Reggiana, freschissima della dolorosa separazione da Cagnardi, e il richiamo della serie A funziona, con tanta voglia di rifarsi vedere sotto le luci più intense. Significative le sue dichiarazioni all’arrivo in città: «Sono molto orgoglioso di essere stato scelto da un club prestigioso per svolgere un compito importante e difficile». —
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