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Valorugby, Manghi scalpita «Ora sto bene, tocca a me»

R.S.
Valorugby, Manghi scalpita «Ora sto bene, tocca a me»

Il tallonatore dei Diavoli pronto al rientro contro il Viadana dopo un lungo stop «Faccio i complimenti ai ragazzi per quello che hanno fatto finora» 

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REGGIO EMILIA. Abile e arruolato. Finalmente, dopo mesi di stop dovuto a un fastidioso infortunio alla schiena, Enrico Manghi torna a calcare il campo di gioco.

Per il tallonatore del Valorugby Emilia quello appena trascorso è stato un periodo difficile, ma vissuto sempre con serenità a fianco della squadra fino al pieno recupero che lo ha riportato nelle “rotazioni” già da due partite.

«Sto bene, e questa è la notizia che mi rende più felice. Ringrazio i medici e i fisioterapisti per avermi consentito di tornare in campo in anticipo rispetto ai tempi previsti. Nelle ultime due partite il coach mi ha fatto gradualmente giocare qualche scampolo di match. Ora sono pronto».

Si soffre di più in tribuna?

«Non ho dubbi. E’ stato davvero difficile vivere questi mesi ai margini. Faccio i complimenti ai miei compagni per quanto fatto in campo in questi mesi, ma ora voglio fare la mia parte».

Domenica 3 marzo al Mirabello arriva il Viadana per il quarto “derby del Po” stagionale tra campionato e coppa.

«Contro di loro è sempre una partita tosta perché nel derby si dà sempre il massimo. Mi aspetto un match duro, ma siamo pronti».

Da quattro anni a Reggio, Enrico Manghi non è sorpreso dalla crescita progressiva e dai risultati, per certi versi sorprendenti, arrivati quest’anno.

«Credo sia un mix di fattori. Innanzitutto la nuova proprietà che ci mette nelle condizioni ideali per dare il massimo. E poi gli acquisti fatti in estate, giocatori di qualità e di livello che coprono il campo dalla prima linea fino all’estremo. In più ci metto anche la crescita dei nostri giovani. Avere gente come Mordacci, Panunzi, Costella e Marzocchi è un valore aggiunto a questi livelli».

Quella dei tallonatori è considerata una sorta di “specie protetta” nel rugby. Il titolare in nazionale (Leo Ghiraldini) non è più giovanissimo. Manghi, che di anni ne ha 27, un pensierino alla maglia azzurra lo fa?

«Per quanto mi riguarda, ho sempre ragionato per gradi. E in questo momento il mio grado è giocare in Top12, la nazionale non la vedo come un progetto concreto e fattibile al momento».

Quattro anni e mezzo coi Diavoli, ormai il “parmigiano” Manghi è una “testa quadra” a tutti gli effetti.

«Io mi considero un Parmigiano-Reggiano. Scherzi a parte, credo che Reggio sia attualmente il posto migliore in Italia dove giocare a rugby. Abbiamo un gruppo fantastico, ci si allena e si lavora con grande serenità e professionalità. Onestamente, non vorrei essere in un altro posto che non qui».

Essere allenati dallo zio (il coach Roberto Manghi, ndr) è un vantaggio o un ostacolo in più?

«Nessuna delle due. Con Robby ho uno splendido rapporto, ma quando siamo in campo io non sono nipote di nessuno, e lui zio di nessuno. Siamo due professionisti che si rispettano e si stimano. Ho grande considerazione di mio zio, e sono felice che i risultati in questo momento stiano confermando il suo valore». —

R.S.

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