Varini: «La Reggiana sente la pressione, troppe aspettative»
L’ex ad granata domenica ha assistito alla partita con la Calvina. «Allo stadio ho visto tifosi di ogni età: questo è un patrimonio da tutelare»
Il lavoro lo tiene lontano da Reggio, ma il cuore di Massimo Varini batte sempre granata. E così, non appena gli impegni glielo consentono il diesse della Pro Vercelli fa una capatina al Città del Tricolore a dare un’occhiata alla “sua” Reggiana. «Mi spiace che si chiami ancora Reggio Audace, per me è e rimane Reggiana , permettevi di chiamarla ancora così». Permesso accordato.
La discesa di Varini allo stadio cittadino si è ripetuta anche l’altro giorno con la Calvina. Che partita e Reggiana ha visto?
«Rispetto ad altre di serie D un poco sotto ritmo, da entrambe, ho visto squadre di D giocare con molta più intensità, poi per un’ora una Reggiana padrona del campo e terminare in difficoltà, più che altro a mio avviso per una questione mentale».
Cioè?
«I ragazzi sentono la pressione, per me si sono create troppe aspettative e ad un certo punto subentra la paura di non riuscire a portare a casa i tre punti. Quando vinci devi sempre essere soddisfatto e festeggiare ed invece ho visto diversi giocatori uscire con facce scure: non bisogna dimenticare che il Modena è stato costruito con molte più risorse economiche ed un paio abbondante di mesi di anticipo e che la Pergolettese ha in organico fior di giocatori che questa categoria la conoscono e l’hanno già vinta. Ci vuole equilibrio nei giudizi, per me era davvero improbabile e fuori logica che potesse competere per il primato, ora deve preparare al meglio i playoff».
Le è piaciuto Zamparo? Si dice che lo abbia consigliato lei in estate quando ha saputo che la Reggiana era alla ricerca di una punta.
«Non voglio prendermi meriti che non ho, la Reggiana ha i suoi dirigenti, poi è chiaro che frequento l’ambiente da anni, a Reggio ho conoscenze e se uno me lo chiede un consiglio lo do volentieri, del resto che sia elemento di valore lo si nota subito, mica debbo scoprirlo io che lui e Staiti hanno una marcia in più».
Un particolare che ha apprezzato?
«Non c’era molta gente, ma se uno si guarda in giro, il pubblico comprende tutte le generazioni, ragazzini, giovani, adulti, anziani, questo è un patrimonio da coltivare, credetemi da altre parti, anche in C, non è così, sabato sera a Novara per il derby con noi della Pro Vercelli, ad esempio, era un mortorio».
Reggiana che punta, eventualmente, al ripescaggio, ma si libereranno davvero molti posti in C?
«Per me ne salteranno parecchie, le nuove regole con una stretta sulle fideiussioni ed il fatto che se non paghi i giocatori per due bimestri vieni cacciato, rischiano di avere un effetto dirompente sulle iscrizioni».
Nel caso fosse ancora D diventa fondamentale saper scegliere gli under, per le squadre maggiori la D è un torneo abbastanza impegnativo per mandarvi i ragazzi?
«Bisogna premettere un paio di considerazioni, la D è altamente allenante e formativa, è un campionato vero, fisico dove si gioca per vincere, il problema è la mentalità, molti, troppi, la considerano una specie di discesa agli inferi. Quasi tutte i giovani della Primavera A sono contrattualizzati, per scendere in D debbono cambiare lo status, quindi puoi pescare tra le terze scelte, diverso per la Primavera B».
Un consiglio per tentare la risalita?
«Me ne guardo bene, non conosco di persona i nuovi proprietari ma per quello che sento mi pare gente perbene, reggiana, il che è importante, e che punta anche a tenere in ordine i conti e questo è un gran bene perché prima o poi i conti con la realtà li devi fare. Poi ci vuole equilibrio, partire dal presupposto che vincere non è mai facile e purtroppo a Reggio ne sappiamo qualcosa se negli ultimi venti anni abbiamo festeggiato, dopo il ritorno in A targato Ancelotti, una volta sola, lo dico con rammarico ma anche con piacere perché in quella scalata dalla C2 alla C1 c’ero pure io». —
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