«Ho venduto subito il marchio c’era la volontà di fare presto»
Il curatore fallimentare Adolfo Barbieri incassò 200mila euro dal brand granata «Il valore si determina considerando il fatturato ma anche aspiranti compratori»
Nel 2005 il marchio della Reggiana venne ceduto per 200mila euro: l’asta venne effettuata nello stesso mese di luglio in cui venne dichiarato il fallimento. La perizia venne effettuata dal commercialista Gian Matteo Bonomo, al quale il curatore fallimentare Adolfo Barbieri aveva dato l’incarico.
All’epoca qualcuno ritenne persino sottostimata la quotazione, ma in realtà, con il senno di poi, appare chiaro che il curatore portò a casa un buono risultato per i creditori. Complessivamente Barbieri ottenne un milione e 235mila euro dalla vendita di vari beni.
Va comunque fatta una premessa: all’epoca le valutazioni peritali avevano criteri ben diversi visto che l’economia andava fortissimo e le aziende erano contese sulla base di somme che oggi sarebbero irrealistiche.
«La vendita del marchio avvenne rapidamente - ricorda il professionista Barbieri - a un valore dal mio punto di vista ottimo perché c’era una propensione da parte di tutti, anche del Comune, ad arrivare rapidamente a un risultato». La mobilitazione di imprenditori e mondo cooperativo, e l’intervento del sindaco, necessario per poter beneficiare del lodo Petrucci, consentirono ai granata di ripartire subito, dalla quarta serie, con il suo nome.
«Il valore del marchio - spiega il curatore di allora - dipendeva in quella circostanza non tanto dal bacino d’utenza della squadra in termini di spettatori ma dalla sua storia e dalla volontà espressa da più parti di arrivare a una soluzione. Anche il fatto che la squadra potesse giocare in un impianto sportivo contribuiva a dare valore al bene. Il valore era legato alla possibilità di poter svolgere un minimo di attività pubblicitaria». Lo stadio fu oggetto di un’asta a sé nel 2013 ma nel 2005 era scontato che sarebbe stata la casa dei granata.
Il curatore spiega in modo più preciso quali siano i criteri utilizzati in genere per stimare il valore di un attivo intangibile, che per sua natura è di difficile quantificazione. «Il primo elemento da cui partire è il fatturato. In una società di calcio il fatturato è dato dal bacino di utenza, i biglietti dello stadio, i diritti televisivi, le royalty ed altri criteri generali. Poi nella perizia hanno un peso anche le circostanze particolari: bisogna infatti tenere conto se ci sono degli acquirenti disposti a comprare quel bene. Il rischio infatti di fare una valutazione alta è che poi nessuno si faccia avanti. Lo scopo del curatore è quello di realizzare il massimo».
Se, a proposito di ricavi, si guarda al bilancio della Reggiana, risulta che in serie C, nell’esercizio chiuso al 30 giugno 2017, il valore della produzione è stato di 3,7 milioni di euro (oltre 400mila euro dai biglietti in casa e quasi due milioni tra sponsorizzazioni e proventi pubblicitari). Differente il discorso se si guarda alla serie D, dove i proventi sono ridotti. Come noto a Modena i canarini sono tornati in possesso del loro nome con circa 33mila euro. —
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