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«Troppe pressioni sui ragazzi Così può scattare la violenza»

Jacopo Della Porta
«Troppe pressioni sui ragazzi Così può scattare la violenza»

Alberto Arati, presidente della FalkGalileo: «Il calcio genera troppe aspettative» Il presidente del Csi Munarini: «Ma serve parlare di più dei lati positivi dello sport»

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Il bollettino settimanale del giudice sportivo relativo ai campionati dilettanti di calcio consegna puntualmente una summa di violenza fisica e verbale e nel migliore dei casi di anti-sportività. Un tutti contro tutti che coinvolge giocatori, pubblico e dirigenti: si legge di atleti che azzannano la mano degli avversari (è accaduto nell’ultima giornata), dirigenti che urlano frasi razziste all’arbitro, spettatori che compiono intemperanze di vario ordine e grado. Una deriva che non risparmia i campionati dei più giovani, come testimoniato dagli episodi raccontati in questi giorni che hanno coinvolto squadre di Allievi.

modelli sbagliati

«Purtroppo nonostante si cerchi di prevenire - dice Alberto Arati, presidente della FalkGalileo, - certi episodi sono accaduti ovunque. L’agonismo c’è sempre stato e credo che anche la componente dei genitori possa, involontariamente, influire nell’aumentare la pressione sui ragazzi. Non voglio però colpevolizzare i genitori o soffermarmi solo su di loro, perché gli elementi che entrano in gioco sono tanti. Forse il calcio crea molte aspettative da parte di tutti e lo dico da persona che naturalmente ama e vive il calcio. Per quanto riguarda i ragazzi credo che eventuali comportamenti scorretti siano prima di tutto il frutto di modelli sbagliati, da quelli del professionismo o del mondo degli adulti in generale».

Le società cercano di correre ai ripari con incontri dedicati ai genitori, affiggendo cartelli a bordo campo dove si ricordano le norme basilari da rispettare e formando il proprio personale. Ma evidentemente non basta mai.

BUONE PRATICHE

Il presidente del Csi Alessandro Munarini non nega il problema, anche se pone l’accento sulla necessità di veicolare messaggi positivi. «I modelli prevalenti sono quelli dello sport professionistico - dice il dirigente - e spesso fanno più notizia gli aspetti negativi. Ma la realtà sportiva continua, per fortuna, a essere prevalentemente positiva. Quest’anno, ad esempio, abbiamo lanciato l’iniziativa “Cuore Csi” per premiare le società sportive che si rendono protagoniste in positivo per vari motivi ed è giusto farle conoscere».

Munarini, per quanto riguarda gli eccessi, anche nei campionati giovanili, li spiega così: «La dinamica è sempre la stessa e grossa responsabilità proviene dai dirigenti e dalle famiglie. I nostri enti di promozione sportiva devono impegnarsi per coinvolgere le famiglie e i ragazzi e formare in modo adeguato gli allenatori. Si tratta di impostare percorsi sportivi ma anche educativi. Le singole realtà da sole non ce la possono fare ma devono mettersi in rete. In un mondo nel quale certi valori vengono calpestati ogni giorno, le società sportive sono rimaste una delle poche agenzie educative». A patto, naturalmente, che non siano gli stessi dirigenti a rendersi protagonisti di episodi a dir poco incresciosi.

Mamme ultras

Chi allena e frequenta i campi dei ragazzi ha sviluppato una ricca aneddotica sul comportamento del pubblico, anche se spesso non se ne parla volentieri perché si teme che questi episodi generino una pubblicità negativa per le società. «Non più tardi di qualche mese fa una mamma ha gridato a un nostro avversario caduto in uno scontro di gioco: “Crepa”», commenta sconsolato un allenatore, che appunto chiede di non essere identificato.

lezione di sportività

Un anno fa la Saturno di Guastalla si rese protagonista di un’iniziativa educativa originale. Durante la partita Esordienti 2004 tra Progetto Intesa e Saturno Calcio alcuni genitori guastallesi avevano inveito contro l’arbitro della partita (che a questi livelli è un dirigente di casa). La risposta della Saturno fu che nella partita successiva il compito di arbitrare fu affidato a un padre e quello di fare da assistente alla madre: un modo concreto per far vedere ai genitori che il lavoro del direttore di gara non è semplice e che l’errore può capitare a tutti. Un bell’esperimento, anche perché contrasta un certo andazzo, che è quello di negare o minimizzare certi fatti.—





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