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I piani del Valorugby «Una squadra cadetta sinergie col territorio e più cultura sportiva»

Ginevra Del Bene Errico
I piani del Valorugby «Una squadra cadetta sinergie col territorio e più cultura sportiva»

Dopo il trionfo in Coppa Italia la dirigente Antonella Gualandri svela i progetti futuri della società del presidente Enrico Grassi 

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L’intervista

Il Valorugby Emilia vince la Coppa Italia ed entra nell’albo d’oro della competizione. Questo successo rappresenta la punta dell’iceberg del lavoro svolto dal neonato club in pochi mesi.

Con l’arrivo dell’imprenditore Enrico Grassi e del suo staff i Diavoli hanno fatto un netto salto di qualità. La dirigenza di Elettric 80 e Bema infatti ha raccolto un progetto con un alto potenziale, dandogli i mezzi per cominciare a camminare.

«Questo primo traguardo per noi è una conferma – spiega Antonella Gualandri, dirigente del club rossonero – il percorso intrapreso è quello giusto, positivo per andare avanti sempre meglio. Non mi riferisco solo alla prima squadra, il nostro è un progetto ambizioso e complesso. Valorugby è una sfida il cui obiettivo non è ottenere solo dei successi, ma tenere insieme le azioni belle dei bambini e dei ragazzi, sviluppare le collaborazioni in essere, senza rinunciare ad ottenere risultati di alto livello nelle competizioni».

Quali sono le “azioni belle” di cui parla?

«È stato straordinario alzare la Coppa Italia sabato scorso, un risultato frutto di tanti sacrifici e fatica. Ma gli atleti della prima squadra non sono i nostri unici campioni. L’Under 18 è riuscita a guadagnare la permanenza nel Campionato Élite, nonostante abbia perso l’ultima partita, con due giornate d’anticipo. L’Under 16 sta affrontando il campionato regionale e al momento è seconda in classifica. L’Under 14 sta portando a casa dei risultati che ci riempiono di orgoglio, la settimana scorsa è riuscita ad impostare una brillante rimonta, da 28-0 ha vinto per 28-29. C’è da dire che abbiamo questo difetto, chiudere tutte le partite all’ultimo secondo. Ci serviranno delle coronarie nuove a fine stagione».

Parlando di collaborazioni, ci sono progetti in essere con le realtà del nostro territorio?

«Abbiamo un accordo con il Comune di Scandiano e con il Circolo Al Ponte di Jano per cominciare a fare delle attività nella zona Pedemontana. Non sappiamo se riusciremo ad iniziare subito o a settembre, ma il nostro desiderio è avvicinarci ai paesi di Albinea, Casalgrande, Scandiano, Baiso e Viano».

Si parla da anni di squadra cadetta, è nei vostri piani?

«Se ne parla appunto da anni e non è mai stata fatta, tuttavia ci stiamo lavorando. Teniamo conto che siamo nati neanche 8 mesi fa, quindi diamoci tempo. Sicuramente una squadra cadetta darebbe la possibilità a certi giocatori, magari appena usciti dalle giovanili e che ancora non sono pronti per la Top 12, di continuare a coltivare la propria passione. In quest’ottica abbiamo siglato gli accordi con l’Amatori Parma, Modena ed a breve ci piacerebbe avere al nostro fianco anche Guastalla, dando loro la possibilità di crescere. Queste realtà stanno lavorando molto bene a diversi livelli ed è giusto creare una sinergia, e non una sovrapposizione, per far crescere i nostri ragazzi. Per noi creare una squadra cadetta non vuol dire solamente mettere in campo altri trenta ragazzi, vuol dire affiancare loro degli allenatori competenti, un vivaio di qualità, degli spazi adeguati e una dirigenza che si identifichi con quello che è il nostro progetto. Con queste azioni vogliamo dare un’opportunità a tutti i ragazzi. E non è facile. Vuol dire consolidarsi, creare una macchina efficiente e avere i giusti spazi. Sottolineo questo punto perché quest’anno è stato uno dei problemi maggiori, alternandoci tra Canalina, Mirabello e, a volte, il Lanfranchi di Parma. Non solo per la partita, ma anche per diversi allenamenti».

È stata solamente la nuova stabilità economica ad avervi fatto fare il salto di qualità?

«No. Di certo quella ha aiutato, ma è la possibilità di lavorare con una squadra competente e preparata, ovviamente senza dimenticare chi c’era prima, che ci permette ogni giorno di puntare più in alto. Non parlo solo del presidente Enrico Grassi, mi riferisco anche a Valeria Prampolini che ci segue dal punto di vista finanziario, e a Stefano Cavirani che ci dà il suo appoggio a livello organizzativo e gestionale. Per quanto riguarda il marketing ci avvaliamo della struttura interna di Elettric 80, senza dimenticare la figura dei genitori-dirigenti, persone che da sempre si spendono per la società ma che oggi hanno un ruolo più strutturato».

Il progetto Valorugby, nato nel 2015 per avvicinare i giovani alle aziende, rimane in piedi. Anzi, ha dato il nome alla nuova società sportiva. Quali altre attività state portando avanti, oltre a quella legata al mondo del lavoro?

«I ragazzi vanno sostenuti. Si deve lavorare insieme alle famiglie e dare loro un aiuto non solo a livello sportivo. Ogni fase della loro crescita è particolare e quello che vogliamo fare è seguirli anche dal punto di vista umano, poiché questo fa il rugby ed ancora di più il Valorugby. In questa direzione sono andati gli incontri organizzati con la psicologa per aiutare i nostri ragazzi ad affrontare l’agonismo, ma anche il disagio della sconfitta e ad affrontare le tematiche legate all’adolescenza». —

Ginevra Del Bene Errico

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