La carriera di Rimpelli Da “diavoletto” a vincitore della Coppa
«Alla Canalina ho toccato il primo pallone da bambino c’ero alla finale promozione e ora ci sono per i play off»
REGGIO EMILIA. «Da reggiano, cresciuto in questa società, mi sento orgoglioso e onorato di vestire la maglia dei Diavoli».
Sono ripresi ieri mattina gli allenamenti del Valorugby in vista del prossimo turno di campionato, domenica 7 aprile, al Mirabello contro i campioni d’Italia del Petrarca Padova. Come promesso, il coach Roberto Manghi ha concesso ai ragazzi il tempo di festeggiare per la Coppa Italia, ma la stagione non è ancora finita. E quindi, di nuovo in campo con un obiettivo nella testa e nelle gambe: disputare i play off da protagonisti. Il giorno dopo la viCoppa ha un sapore ancora più dolce in casa Valorugby. Soprattutto per un reggiano doc come Davide Rimpelli.
«Sì, solo ora sto cominciando a realizzare l’impresa. È una grande soddisfazione per chi, come me, ha preso in mano da bambino il primo pallone sui campi della Canalina. C’ero tre anni fa quando vincemmo la finale promozione per arrivare nella massima serie, c’ero sabato ad alzare il primo trofeo nella storia del club. E spero che ce ne saranno tanti in futuro».
A Parma sugli spalti c’era tutta la famiglia Rimpelli, compreso il fratello Daniele, giocatore delle Zebre. «Sì, c’erano i miei genitori, mio fratello e tanti amici. Direi che è stata una vera e propria invasione reggiana. Nella bolgia non ho fatto in tempo a vedere il sindaco Luca Vecchi, ma voglio ringraziarlo per la sua presenza. Non è un gesto banale per un primo cittadino seguire la sua squadra anche in trasferta».
Dopo il fischio finale in campo è successo un po’ di tutto.
«È stata l’invasione più festosa e dolce che si possa desiderare. In un attimo ci siamo ritrovati abbracciati e circondati dall’affetto dei tifosi e di tutti i bambini e ragazzi del settore giovanile. Ecco, lì un po’ mi sono commosso ripensando a quando ero un piccolo Diavolo nelle giovanili. È stato bellissimo vedere e capire di aver dato gioia a tanti ragazzi, emozionante fin dall’ingresso in campo quando ci hanno fatto da corridoio umano».
La finale, nonostante il netto punteggio, non è stato però una passeggiata.
«Assolutamente, ma non avevamo dubbi sul fatto che il Valsugana avrebbe messo tutte le risorse in campo per ribaltare il pronostico. Per sessanta minuti abbiamo sofferto nelle fasi di lancio, come la touche e le rimesse, ci hanno proprio impedito di fare il nostro gioco».
Poi è salito in cattedra Mirko Amenta.
«Quello che ha fatto Mirko lo avete visto tutti. Ma credo che in squadra abbiamo anche altri giocatori che hanno talento per quelle giocate individuali che possono sbloccare le situazioni di difficoltà. Penso a un Rodriguez o a un Vaega. E naturalmente ad Amenta che con i suoi break quest’anno ci ha tolto più di una castagna dal fuoco».
Chi ha dormito con la Coppa dopo la finale?
«Bella domanda. Ce la siamo contesa un po’ tutti, ma alla fine credo sia stata portata in sede e messa in sicurezza. Sabato sera è stato un continuo di selfie e foto con la Coppa, bello festeggiare con i dirigenti e i tifosi: davvero una vittoria di gruppo». —
R.S.
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