Johnson-Odom è già top ma va trovata l’intesa con Dixon
Un purosangue di razza. Su questo tassello era incentrata la prima Grissin Bon costruita nel mercato estivo e con il medesimo tipo di incastro si è scelto di completare il definitivo puzzle allestito con lo scoccare della primavera.
Prima Ricky Ledo, poi Darius Johnson Odom. Due atleti con connotati tecnici non perfettamente sovrapponibili ma che trovano un minimo comun denominatore nel fiuto per il canestro, nell’imprevedibilità e in doti balistiche che garantiscono una produzione offensiva costante.
«Ci serviva un giocatore di grande talento che si mettesse a disposizione di un gruppo con una chimica in crescita, aggiungendo qualcosa ma senza togliere nulla agli altri. Un giocatore individuale questa squadra lo ha già avuto e non gli ha fatto bene. Darius è arrivato in punta di piedi ed è stato perfetto».
Con queste parole coach Pillastrini ha dipinto il ruolo di Johnson-Odom nella Pallacanestro Reggiana 4.0, tratteggiando con precisione le differenze che dovrà avere rispetto a quello del suo predecessore Ledo.
Un flash la nuova guardia a stelle e strisce lo ha già lasciato intravedere nel debutto di domenica contro Brindisi.
Dopo un primo tempo in cui non ha graffiato per non inceppare un orologio che finalmente appariva oliato come non mai quest’anno sulle tavole del Bigi, nella seconda frazione ha fatto emergere la sua esplosività, salendo in cattedra e tirando la volata proprio nel momento in cui il serbatoio reggiano rischiava di andare in riserva.
Uno strappo che ha indirizzato la contesa azzannando alla giugulare gli avversari che stavano barcollando. Energia, qualità e killer instinct senza sbavature conditi da numeri già di impatto: 14 punti a referto con 9 tiri (oltre il 55% dal campo) in 18 minuti di impiego.
Si dovrà limare l’intesa con un reparto in crescita dove Michael Dixon ha acceso il computer smazzando ben 16 assist nelle ultime due gare.
Johnson-Odom aggiungerà frecce all’arco in faretra permettendo di alternare soluzioni tattiche con tre piccoli da “small ball” insieme ad Allen (o al ritrovato Mussini) ad altre più classiche con De Vico (o ipoteticamente un recuperato Richard) in ala piccola, senza disdegnare qualche frangente da aiuto in regia.
Un reparto a trazione posteriore dunque ora poliedrico che non potrà prescindere dal talento esplosivo di Darius Johnson-Odom. —
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