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La Grissin Bon si affida ai solisti, ma basterà?

Adriano Arati
La Grissin Bon si affida ai solisti, ma basterà?

Indicazioni positive da Johnson-Odom, Dixon e Allen, ma contro Trieste la ricetta di Pillastrini potrebbe non bastare

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Un passo avanti o uno indietro? La partita con Trento lascia con sé un bel carico di domande sulla Grissin Bon chiamata a tirarsi definitivamente fuori dai rischi retrocessione. Il risultato reggiano e quelli degli altri campi di sicuro non sono positivi, Torino e Pistoia si sono rifatte sotto e quel minimo di aria tranquilla conquistata con il successo su Brindisi è svanita nel nulla.

Che il calendario però portasse momenti difficili già lo si sapeva, e Trento oggi è una delle squadre più in forma del torneo, sia per condizione atletica sia per coesione e fiducia.

Trento invece è servito come banco di prova per vedere da vicino progressi e difficoltà contro una rivale aggressiva, estremamente fisica, che difende sempre forte e in grado di sfruttare ogni differenza di taglia e di stazza. Un miglioramento confermato è senza dubbio quello nella tenuta a rimbalzo. Contro i muscoli e i saltatori trentini, il gruppo di Pillastrini è stato in grado di tenere bene botta, evitando un divario che avrebbe portato contropiede a ripetizione. I lunghi reggiani erano più alti e hanno monetizzato il divario in centimetri, sia per far male in attacco sia per lottare bene sotto ai tabelloni. I pariruolo rapidi ed esplosivi a disposizione di Buscaglia hanno reso la pariglia con altre doti, ma già l’equilibrio non è risultato da poco. Fra i lati positivi, una conferma scontata ma comunque piacevole. Johnson-Odom, in questa serie A, può davvero fare 20 punti contro tutto e tutti, anche quando la squadra non gira e non c’è gioco di squadra. Una certezza che a Reggio mancava da novembre, dai tempi di Ledo, quando però il contorno non garantiva alcuna tenuta difensiva. Le individualità biancorosse sono però anche il grande tema di queste cinque partite.

Con l’attuale assetto è difficile mantenere un buon bilanciamento tattico, e anche con Trento si è visto. Contro difese solide che tolgono certezze, per avere punti Reggio ha bisogno di giocate dai solisti Johnson-Odom, Dixon e Allen. Il rischio è di esagerare in questo senso, e il coach trentino Buscaglia ha spiegato di aver lavorato proprio perché la Grissin Bon fosse costretta ad affidarsi agli isolamenti dei suoi esterni. Tre play-guardia che amano palleggiare e tirare non sono il massimo dell’equilibrio, senza contare che nessuno arriva ai 190 cm e in difesa sorgono questioni.

Domenica il killer dei reggiani è stato Marble, esterno di due metri che ha sempre tirato sulla testa ai rivali. Pillastrini ha usato parecchio De Vico e LLompart, per sistemare le cose in difesa e in attacco, e pure con discreti risultati. Ma nel finale, quando servivano cesti, il problema si è riproposto. Domenica si va a Trieste, altra formazione di aggressività e corsa.

Meno massiccia di Trento, ma dotata comunque di esterni di stazza, vedi Dragic e Sanders, che potranno fare a propria volta molto male. Ultima nota, la concentrazione difensiva. I vuoti che hanno segnato la stagione sembrano ridotti, ma ogni tanto compaiono.

La Grissin Bon ha spesso perso i rivali negli ultimi secondi delle azioni, pagando il conto alla fine. —



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