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Riecco Dalla Salda nel derby delle deluse «Reggio si salva ma vinciamo noi»

MASSIMO SESENA
Riecco Dalla Salda nel derby delle deluse «Reggio si salva ma vinciamo noi»

Intervista all’ex dirigente biancorosso oggi Ad delle V Nere alla vigilia della partita di domani sera al Pala Bigi 

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L’INTERVISTA

MASSIMO SESENA

«Reggio si salverà, ma noi dobbiamo vincere».

Il reggianissimo Alessandro Dalla Salda, amministratore delegato della Virtus Bologna torna domani sera al “Bigi” da avversario, per vivere il primo derby reggiano dall’altra parte della barricata. E a caricare ancora di più di significato questo match, sono i destini delle due squadre. Grissin Bon e V Nere: alzi la mano chi all’inizio del campionato avrebbe ipotizzato che due squadre di questo livello si sarebbero trovate così malconce a questo punto della stagione.

Dalla Salda, dica la verità: si aspettava un derby così, tra una Grissin Bon in lotta per non finire in A2 e una Virtus lontana dai playoff scudetto?

«In effetti, credo che nessuno potesse prevedere tutto questo. Noi abbiamo l’obiettivo di entrare tra le prime otto e ora, oggettivamente, questo traguardo è abbastanza lontano. Anche Reggio pensavo avrebbe fatto un altro campionato . Ricordo quando la vidi a Casalecchio contro di noi, la notte di Natale: mi impressionò il parco italiani: De Vico, Candi, Cervi, Mussini, tutti ragazzi che conosco bene e che fanno della Grissin Bon la miglior squadra italiana per quanto riguarda il vivaio».

Quale delle due formazioni quella che domani alle 20,30 scenderanno in campo al palasport di via Guasco ha più bisogno di questi punti?

«Noi dobbiamo assolutamente vincere per interrompere una crisi che dura da tre partite e che per via delle sconfitte contro Brindisi, Pistoia e Sassari ha finito per allontanarci dalla zona playoff. Reggio , grazie alle vittorie su Brindisi e Pistoia si è rimessa in carreggiata».

La notizia di queste ore riguarda i problemi societari di Torino, che seguono quelli di altre società. L’impressione è che anche il sistema basket sia in sofferenza. Lei che ne pensa?

«In effetti - dice l’ex ad biancorosso - questo non si può dire sia stato un anno tranquillo: prima Cantù, poi Trieste, adesso Torino. Stanno emergendo problematiche un po’ ovunque, anche se non conoscendo nel dettaglio nessuna delle situazioni che ho citato».

Invero, anche Reggio può dare adito a qualche preoccupazione. Penso alla solitudine del patron Landi...

«Per Reggio il discorso è diverso. Il risultato della salvezza lo coglierà, ne sono certo...».

Parla da tifoso o fa pretattica?

«Niente di tutto questo anche se a Reggio sono molto legato. Le mie considerazioni derivano dal fatto che conosco Reggio e la società, in cui sono cresciuto umanamente e professionalmente. Parlo di una realtà solidissima che negli anni è cresciuta e che se quest’anno è in difficoltà, non dimentichiamo che l’anno scorso, di questi tempi, Reggio giocava una semifinale di Eurocup. Se adesso si prova un po’ di delusione è perché non ci si è mai fermati a guardare quel che ha fatto in questi anni la Pallacanestro Reggiana. E, lasciatemelo dire perché lo conosco, se Stefano Landi avesse voluto mollare lo avrebbe fatto e invece vedo che ha ancora tanto entusiasmo».

Resta l’impressione di un grande uomo di sport e della sua “solitudine”. E a ben guardare, sembra essere questo il destino di tutto lo sport reggiano di vertice...

«Credo che ciò sia dovuto a una mancanza di visione, una carenza che è, insieme, imprenditoriale e anche politica. Ci sono risultati che, nelle piccole realtà di provincia sono possibili solo attraverso convergenze dell’imprenditoria e della politica su progetti di largo respiro. A Reggio questo metodo fatica a prendere piede. Eppure, gli esempi, non mancano. Senza scomodare realtà più grandi di Reggio. Pensiamo al calcio, con realtà come Atalanta e Sassuolo, oppure al basket, anche fuori dall’Italia: penso a una suggestione che mi è venuta in mente partecipando al sorteggio per le final four di Champions League di Basket...».

Ce la racconti...

«Il sorteggio si svolgeva ad Anversa, in Belgio. Una cittadina poco più grande di Reggio Emilia. Ebbene l’Anversa Basket ha un palasport da 18mila posti inserito in un centro sportivo bellissimo. E senza l’apporto della locale amministrazione non avrebbe potuto ospitare una manifestazione importante come le Final Four di Champions».

Lasciamo stare la politica, non vorrà mica entrare in campagna elettorale...

«Ci mancherebbe. Ho già i miei pensieri (ride, ndr)...».

Ecco allora, parliamo dei suoi pensieri: ultimamente, lo ha detto lei, i tifosi delle V nere fanno i conti con una squadra in crisi...

«Non c’è dubbio che questo sia un momento di difficoltà. E il contesto non aiuta al ridimensionamento».

Si spieghi meglio...

«A Bologna il basket è vissuto alla stregua del calcio, con la stessa passione, amplificata dalla presenza di due realtà storiche rivali come noi e la Fortitudo. Ogni partita qui è sempre un grande spettacolo, il pubblico giustamente lo pretende, come pretende risultati. È vero, ora siamo lontani dai playoff, ma fino a quando la matematica non ci sbarra la strada, cercheremo di entrare tra le prime otto. Che, dopo anni, è comunque un obiettivo importante. Siamo usciti dalla Coppa Italia dopo aver battuto Milano e aver perso contro Cremona che a mio avviso era la più forte in quel momento. E come ho detto siamo tra le prime quattro squadre in Champions League, una competizione che è partita con 32 squadre e in fondo ci siamo noi».

Resta il fatto che si dice che qualora Bologna fallisse l’ingresso ai playoff scudetto, il primo a pagare sarebbe lei...

«Io sono abituato a lavorare su progetti di lungo periodo. Sono venuto a Bologna avendo ben chiaro quali erano gli obiettivi della società, consapevole del fatto che l’ ambiente Virtus è di gran lunga più complesso di quello reggiano. Non mi faccio di certo condizionare dalle voci della piazza: preferisco lavorare sugli obiettivi che, per quanto mi riguarda sono ancora raggiungibili».

Torniamo alla partita di sabato. Quali saranno a suo avviso i fattori decisivi del match?

«Credo che, vista la delicatezza del confronto, più che la componente tattica, sarà decisiva quella nervosa. Siamo in una fase della stagione in cui i giocatori hanno speso gran parte delle energie fisiche e stanno attingendo a quelle mentali. Penso che incerà chi dimostrerà di avere più fame». —



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