Ayman Sanat, l’ultimo baby talento sbocciato nella Reggio Audace
Giovedì ha debuttato in prima squadra da titolare contro il Ciliverghe. Il 16enne ha segnato e, con un assist, propiziato il gol del definitivo 2-2
REGGIO EMILIA. Se non fosse che quel brano, “La leva calcistica della classe 68”, Francesco De Gregori l’ha scritto vent’anni prima che Mohamed Ayman Sanat venisse al mondo, bè quella storia raccontata dal cantautore romano in quella canzone, sembra cucita addosso a questo ragazzino di 16 anni che giovedì ha reso meno amaro il boccone di un pareggio dei “grandi” della Regia contro il modesto Ciliverghe, al Città del Tricolore.
Il parallelo con il Nino di De Gregori, se ci pensate, cisono tutti. C’è la “maglia numero 7”, che mister Antonioli giovedì scorso gli ha messo sulle spalle, prima di metterlo in campo, tra i titolari della Reggio Audace, nella partita di campionato di serie D contro il Ciliverghe. Poi, ci sono “le spalle strette”: Ayman le ha sempre avute, come “Nino”, del resto.
Ma a questi limiti fisici, il sedicenne di origini tunisine, cresciuto all’Ospizio e nato calcisticamente nella fucina “operaia” della Reggio United, ha sempre ovviato con una tecnica che fa strabuzzare gli occhi ormai da anni a quanti lo vedono giocare.
Contro i ragazzi della sua età così come contro i più grandi, come è accaduto nella sua prima partita da titolare in serie D: suo il primo gol dei granata, suo l’assist che ha permesso alla Reggio Audace di acciuffare il pareggio, e suo il repertorio squadernato durante la partita: stop perfetti, visione di gioco da atleta d’esperienza, dribbling con “il pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato” .
In pratica, tutto quel che serve per diventare un calciatore. Le qualità, ad Ayman, non mancano: ne sono convinti i suoi allenatori, dal mister della prima squadra Mauro Antonioli , a quello degli allievi (sarebbe ancora quella oggi, la sua categoria “anagrafica”) Daniele “Billo” Orlandini, fino a quello della Juniores Marco Bertacchi. Già, perché a differenza del Nino di De Gregori, Ayman di “allenatori contenti” ne ha addirittura tre.
Sono contenti di lui, credono nelle sue qualità e lui li ripaga, giocando come sa, mettendo in mostra i talenti che ha avuto in dono: “Il ragazzo si farà”, come dice la canzone. Del resto, che avrebbe fatto strada lo si capiva da anni. Lo aveva capito il suo primo allenatore, alla Reggio United, la squadra che pesca i ragazzi nelle parrocchie di Ospizio, San Maurizio e Sant’Alberto, Franco Camellini, oggi presidente della società.
Aveva intuito a tal punto le qualità di quel ragazzino di appena 7-8 anni, che era l’unico a cui non impartiva istruzioni in campo. “Dove mi metto?” chiedeva prima di entrare in campo, più che altro perché lo aveva visto fare dai grandi. E mister Camellini, che doveva occuparsi di sistemare gli altri, lo “liquidava” con un quasi sbrigativo “dove vuoi, basta che fai gol”. E lui faceva.
Una partita del torneo scolastico del Csi, proprio sui campi di Santa Croce, Ayman Sanat non aveva nemmeno 10 anni. La sua squadra sta perdendo 3-0, ma lui segnerà tre gol, portando la Reggio United sul 3-3. Si va ai rigori? No: per il Centro Sportivo, alla lotteria dei rigori preferivano allora la monetina.
Gli disse male, i suoi tre gol non servirono a nulla di fronte al quel beffardo “testa o croce”. Pianse a dirotto in mezzo al campo, il piccolo Ayman, consolato da compagni e avversari. E quegli abbracci e quelle carezze è come se avessero rimesso subito insieme i cocci di un sogno. Che oggi continua. Perché “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore....”.
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