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parlano i suoi allenatori 

«È piccolo ma velocissimo e tecnicamente ha poco da imparare»

M.S.
«È piccolo ma velocissimo e tecnicamente ha poco da imparare»

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REGGIO EMILIA. Con la sua tecnica, finora, li ha messi d’accordo tutti. O forse, Ayman Sanat ha trovato terreno fertile in tutti gli allenatori che ha incontrato sulla sua strada sin qui.

Entrambi le opzioni restano sul tavolo, e forse non è nemmeno un caso che i suoi promettenti 16 anni maturino proprio adesso che il calcio italianio sembra aver deciso finalmente di cambiare rotta. Basta con l’atletismo esasperato, meno test atletici e più spazio al talento, all’estro, alla tecnica: soltanto pochi giorni fa parlando a una platea di addetti ai lavori, Evaristo Beccalossi oggi coordinatore delle nazionali under 19 aveva detto proprio questo. Invero a Reggio, questo input lo seguono da un po’ e Ayman ne è la prova. «Sanat - dice Marco Bertacchi allenatore della Juniores della Reggio Audace - è sicuramente un giocatore atipico per quello che è ancora oggi l’orientamento in ambito nazionale nella ricerca dei giocatori di talento. Può ancora crescere anche se non diventerà un gigante. A questa carenza fisica oppone però una ottima coordinazione corporea, una grande rapidità d’esecuzione, una velocità che ha pochi riscontri tra i suoi coetanei. E soprattutto, grandi doti tecniche, che gli permettono di avere un primo controllo che è il preludio a una giocata quasi sempre vincente, proprio per la rapidità che è insieme di pensiero e di esecuzione».

Secondo Bertocchi, il futuro di Sanat è ancora tutto da scrivere e occorre evitare di caricarlo di aspettative: «Non saprei dire dove potrebbe o dovrebbe andare Ayman, non credo nemmeno che abbia importanza la categoria in cui giocherà. Penso sia invece importante che rimanga in un ambiente che lo valorizzi e lavori su di lui come è stato fatto in questi anni». Poi Bertocchi rivela: «Quest’anno, con me, all’inizio Ayman non giocava. Poi ha preso a lavorare sui suoi limiti e si è fatto largo in squadra».

Anche Daniele “Billo” Orlandini, suo allenatore negli allievi riconosce di «non avere granchè da insegnargli dal punto di vista tecnico: di lui mi piace la sua umiltà, la voglia di imparare la gioia che trasmette mentre gioca al calcio. Certo, il talento c’è, ma oggi si vedono anche i frutti di tanti anni di lavoro. È vero, Ayman è piccolo, ma ha una tecnica di base che unita alla velocità lo rende davvero forte, ha un grande potenziale ed è un bene che Antonioli abbia deciso di valorizzarlo, peraltro in una categoria, come è la serie D, in cui il salto dalle giovanili è comunque meno traumatico. —

M.S.

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