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tennis: principe di montecarlo 

Metamorfosi Fognini Da “bad boy” a idolo con dedica speciale per Flavia Pennetta

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montecarlo. Per chi si è portato appresso l'etichetta di 'bad boy' per una vita, è un'impresa che vale doppio. Fabio Fognini, l'eroe di Montecarlo e ora n.12 del mondo, suo best ranking, quella nomea per la verità l'ha sempre respinta e rifiutata, salvo ricascarci ogni tanto. Le sceneggiate ai giudici di linea, le sfuriate all'indirizzo di arbitri e avversari, lo hanno accompagnato in giro per il mondo, così come la sua classe innata, mix indiscusso di bravura e di bellezza. Da Pasqua il tennista ligure è entrato davvero nella storia, portando a casa la più grande vittoria, per ordine di importanza, del tennis italiano dai tempi di Adriano Panatta a Parigi e Roma nel 1976. C'è riuscito a quasi 32 anni, dopo il trionfo sulla terra rossa del Principato che adesso lo lancia verso la top 10, risultato che all'Italia manca da oltre 40 anni (Corrado Barazzutti 1979). Abituati più alle sue follie (anche in senso positivo, come raccontano le vittorie contro Nadal o Murray) che alla ragionevolezza, Fognini ha spesso cambiato direzione, lasciando una strada lastricata solo di buone intenzioni. «Avevo bisogno di ritrovare me stesso», ha raccontato dopo il trionfo che l'ha portato a diventare il primo italiano a vincere un Masters 1000, il secondo nell'albo d'oro dopo i tre trionfi di Nicola Pietrangeli.

Di Fabio Fognini c'è un prima e c'è un dopo, c'è il Fabio-tennista e c'è il Fabio-papà e sta forse qui il nocciolo della questione. Come anche la settimana monegasca ha raccontato: ha rimontato Rublev, dominato Zverev, è risalito di nuovo contro Coric e illuminato la scena contro Nadal, l'altro re di Montecarlo. Prima del sigillo nel giorno di Pasqua. Forse la metafora più evidente per un tennista genio e sregolatezza. Ricordato fino a ieri più per le offese al rivale serbo Filip Krajinovic ad Amburgo e le successive scuse («Ho sbagliato») e per tutte le volte che ha perso le staffe, complice un atteggiamento nervoso che lo ha portato sempre a battibeccare con qualcuno, soprattutto quando le cose non girano. Nella sua vita privata ha trovato posto Flavia Pennetta, la sposa-collega che l'ha raddrizzato («Dedico la vittoria a lei che mi sopporta»). —

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