D’Urso convoca Sanat e chiede coraggio «I giovani bravi vanno fatti giocare»
Il tecnico della Nazionale Under 17 della D, vice di Menichini alla Reggiana, era allo stadio per osservare i granata
l’INTERVISTA
Luigi Cocconcelli
Era da quello sciagurato sabato di fine settembre del 2017 che Massimo D’Urso non metteva piede al città del Tricolore. Quel giorno l’inopinata sconfitta interna con la Sambenedettese pose una pietra sulla sua esperienza da vice allenatore di Menichini e portò al cambio della guida tecnica, con panchina affidata, prima provvisoriamente, poi definitivamente, al duo La Rosa-Tedeschi. Domenica D’Urso è tornato in veste di selezionatore della rappresentativa under 17 della serie D. Scopo dichiarato vedere all’opera Sanat. Che, comunque, già era nell’orbita della selezione. «A febbraio- spiega D’Urso- lo avevamo convocato per una stage in previsione di un torneo, ma si è presentato infortunato e l’abbiamo dovuto rimandare a Reggio, poi visti gli impegni della Reggiana abbiamo preferito, in un rapporto di collaborazione, non chiamarlo in une raduno in programma ai primi di maggio». Prossimo impegno ufficiale della selezione è fissato in torneo che si terrà dal 27 al 29 giugno a Benevento. D’ Urso conferma che lì Sanat sarà convocato. E come potrebbe essere diversamente se uno già sotto osservazione gioca due partite in prima squadra e va a segno in entrambe? D’Urso ribadisce il giudizio positivo sul ragazzino. «È intelligente, sia con che senza palla sa muoversi bene, proporre giocate propositive, come a tutti i giovani gli va lasciato il diritto -dovere di sbagliare».
D’ Urso come si inserisce nel dibattito se sia giusto o meno prevedere una quota obbligatoria di under in campionato?
«Nella maniera più semplice, al di là delle norme regolamentari se uno è bravo deve giocare, faccio l’esempio del bambino, se non comincia a camminare non cade, ma mica per questo puoi tenerlo sempre in braccio, se no non impara mai a stare in piedi da solo, così un giovane calciatore, se non sbaglia non migliora, non cresce, ma se non gioca non sbaglia e quindi non migliora, non acquisisce esperienza».
Il rischio, però, è che poi da luglio uno del 1998 sia considerato over…
«Sì, c’è il rischio di bruciarlo, ma questo già vale per uno del 2001, ultimo anno per un tesserato primavera professionista e lui e la società debbono decidere cosa fare, il problema è più generale, di mentalità».
Prego...
«Scontiamo , in Italia, un ritardo culturale, di mentalità nelle metodologie di allenamento e nei principi, qua vige la norma non scritta che se fai male vieni esonerato ed allora un allenatore preferisce andare sul sicuro, affidarsi a chi ha più partite nelle gambe, a giocatori per così dire già fatti, all’estero è diverso, basti citare l’esempio dell’Ajax. Qua c’è un dibattito surreale su cosa debba fare la Juventus di Keane, ma lui sono due anni che sarebbe pronto per la Champions, poi è evidente che sui giovani vanno pesati bene i carichi di lavoro, devi costruirli attorno un ambiente che non li porti a credersi fenomeni per un paio di partite ben giocate».
Un passo indietro, ricordi dell’esperienza reggiana?
«Bellissimi, ricordo l’entusiasmo, la partecipazione della tifoseria, una squadra con dei valori, tanto da arrivare a giocarsi la semifinale playoff, anche se con il trauma del subentro della gestione Menichini».
E l’anno successivo?
«Siamo partiti con la consapevolezza di avere una squadra di qualità, che poteva e voleva giustamente recitare un ruolo da protagonista, purtroppo i risultati non sono venuti».
A bocce ferme se la sarebbe aspettata una fine simile della presidenza Piazza?
«Neanche per sogno, guardi, sino a marzo il presidente è stato puntuale anche ad onorare le nostre e mensilità, poi all’improvviso si è bloccato tutto, ignoro le cause, non me ne sono dato una spiegazione, mi è spiaciuto molto per la tifoseria, la città che non meritava una fine del genere».
Menichini lo sente ancora?
«Praticamente tutti i giorni, è una persona squisita, avevamo firmato un biennale a Lucca poi è cambiato tutto in un amen, ha voglia di rimettersi in gioco, speriamo a giugno di trovare da qualche parte un progetto serio, dopo Reggio Emilia e Lucca abbiamo bisogno di lavorare in una società sana». —
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