Grissin Bon, alzare la difesa è fondamentale per disinnescare la truppa straniera di Pesaro
REGGIO E MILIA. Talento giovane unito a un’enorme fragilità. È una squadra di estremi la Vuelle Pesaro prossima rivale reggiana nel decisivo duello salvezza di domani. Una formazione assemblata usando uno schema ormai classico, basato su stranieri promettenti ma ancora da testare e quindi molto economici.
Al loro fianco, italiani di complemento, a propria volta a caccia di una buona occasione. Ogni anno qualche stellina emerge e i marchigiani riescono a rimanere a galla, ma le sofferenze non sono mai mancate.
In questa annata, l’amalgama e la tenuta difensiva hanno generato parecchi temi, nonostante la presenza di atleti di buonissima qualità tecnica e nonostante il cambio in panchina, da Massimo Galli all’esperto Matteo Boniciolli.
Pesaro è ultimissima per punti subiti e rimbalzi concessi, i suoi avversari hanno segnato in media 91.5 punti e preso 38.2 carambole. Ed è la sedicesima su sedici pure per la percentuale di tiro concessa ai rivali, sia nel tiro da due che tre. Numeri che parlano di una coesione mai davvero trovata, in mesi caratterizzati da giornate di grazia ma anche da collassi improvvisi: i marchigiani in diverse occasioni si sono dissolti nel vento, proprio come la Grissin Bon.
Anche Reggio ha vissuto la miglior nottata statistica proprio contro la Vuelle, il + 42 casalingo che a gennaio fece sperare in un girone di ritorno più tranquillo.
Sino a febbraio, a tirare la carretta sono stati principalmente la 23enne guardia James Blackmon e la 25enne ala Erik McCree, già in orbita Milano. Due realizzatori di livello, con mani educate dall’arco, buona fisicità per il ruolo e capacità di far male anche in area, a lungo primo e secondo nella classifica dei punti.
L’unico a superarli era l’ex reggiano Ledo.
Ora Blackmon rimane in vetta alla classifica, McCree è quarto. Rimangono i due principali pericoli per la Grissin Bon.
Blackmon ha anche buona altezza per il ruolo e avrà un vantaggio contro i pariruolo di Pillastrini, tutti sotto ai 190 centimetri.
Il mancino McCree è il prospetto più intrigante, in attacco può davvero fare di tutto ed è difficile da gestire per una squadra classica come Reggio, con lunghi più statici. Entrambi non brillano per durezza difensiva, come del resto molti compagni.
A metà inverno è arrivato poi un giocatore di esperienza come Mark Lyons, playguardia veterano d’Europa che ha progressivamente preso in mano le redini della squadra, come creatore e come finalizzatore. Un innesto che ha dato una mano, certamente, ma pure fatto calare il rendimento dell’altro regista Dominic Artis, giocatore dinamico, fisico e in grado di dare intensità. Anche lui ha bisogno del pallone in mano, come Lyons e Blackmon, e il “traffico” lo ha penalizzato, come parzialmente accaduto anche a Blackmon.
Sotto canestro il perno è il lituano Mockevicius, miglior rimbalzista del torneo con oltre 11 palloni catturati a gara.
Gran fisico, viaggia in doppia doppia di media ed è una buona presenza in area, almeno in attacco, mentre dietro non ha mai inciso.
Alle sue spalle, non ha fatto male il reggianissimo Andrea Ancellotti, alla seconda stagione marchigiana. È uno dei pochi italiani in rotazione, assieme al play Monaldi e alla sorpresa Zanotti, atletica ala pescata in serie B.
Il team pesarese si è dovuta spesso affidare alle proprie stelline, pagando il conto contro le difese più organizzate. Poche settimane fa, per aumentare la qualità, ha inserito come sesto straniero Dez Wells, esterno di enorme potenza atletica già visto ad Avellino. Con le sue caratteristiche può essere un cliente scomodo per i reggiani. —
A.A.
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