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«Dopo tanta frustrazione che gioia esserci salvati»

Linda Pigozzi
«Dopo tanta frustrazione che gioia esserci salvati»

Richard, esterno della Grissin Bon, ha vissuto mesi tormentati a causa di un’ernia «Putroppo l’infortunio non mi ha permesso di esprimermi come avrei potuto»

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L’esordio, non brillantissimo, a Varese poi i problemi a un polpaccio e quindi la grande paura per un’ernia al disco che l’ha costretto a star fuori per cinque gare. Il rietro, a Trieste è stato un po’ in sordina. Gara dopo gara, però, Patrick Richard è cresciuto e domenica, a Pesaro, ha giocato la sua miglior gara in biancorosso.

Decisamente travagliata l’avventura reggiana per la guardia/ala di Lafayette, alla sua primissima volta in Italia.

«Sono soddisfatto - spiega - per aver raggiunto la salvezza, il nostro l’obiettivo, e per esserci riusciti facendo la partita che c’eravamo prefissati di fare a Pesaro. Ovviamente nel complesso avremmo potuto far meglio, ma siamo contenti di esserci salvati».

A livello personale, può stendere il bilancio della sua esperienza reggiana?

«Sono frustrato perché, se non a sprazzi, non sono mai riuscito a far vedere quello di cui sono capace. Non essere mai stato a posto fisicamente, mi ha portato tanta frustrazione. Se non altro, sono arrivato in forma a una partita importantissima come quella a Pesaro. Che è forse stata l’unica in cui mi sono riuscite le cose che in carriera ho sempre fatto».

Tecnicamente cosa non è riuscito a mettere in campo?

«Come prima cosa, mi pesa non essere riuscito a giocare tante partite. Gli infortuni, soprattutto quello alla schiena, mi hanno condizionato. In campo io sono in grado di fare tante cose: sono un equilibratore, do un apporto difensivo, sono un tiratore pericoloso sugli scarichi. Purtroppo tutto questo riesco a farlo, solo quando sono in forma».

Come ha trovato il campionato italiano?

«Il livello è alto, come me l’aspettavo. Ho giocato solo poche partite e non ho incontrato tutto le squadre, di conseguenza devo farmi ancora un’idea vera della lega».

Al suo arrivo aveva dichiarato di aver scelto la Pallacanestro Reggiana perché le erano arrivati feedback altamente positivi. Li conferma?

«Non sempre e non solo i risultati fanno la serietà di una società. Anche se da fuori questa stagione può sembrare terribile a causa dei risultati non ottimali della squadra, la serietà del club non è in discussione. Ovvio che per me è stata una stagione particolare: ero arrivato per giocarne solo una parte, poi a causa degli infortuni non ho giocato alcune gare. Il club è però sempre stato corretto con me e mi sono trovato bene».

Da fuori l’impressione è che esistessero tensioni e tanti problemi all’interno del team...

«Posso mettermi nei panni di un tifoso e capisco che non vincere tante partite, possa aver fatto pensare che mancasse l’impegno. In realtà non è così. Ci siamo impegnati tanto, tutti. La grande pecca è stata non riuscire a dare continuità a ciò che di buono facevamo, tanto in sfide differenti quanto all’interno della stessa gara, in cui spesso giocavamo ottimi sprazzi che duravano 20’-25’ e poi ci veniva a mancare tutto. L’unica partita in cui siamo riusciti a giocare bene per 40’ è stata a Pesaro».

Si è trovato bene a Reggio?

«Sì, è una città a misura di famiglia e io sono qui con mia moglie e le mie bambine. Si sta bene, peccato solo che non tutti parlino inglese...»

Vorrebbe rimanere alla Pallacanestro Reggiana o le piacerebbe comunque giocare una stagione nel campionato italiano?

«Sono aperto a tutto: a una conferma a Reggio o di giocare ancora in Italia. Per ora però penso solo a finire bene il campionato». —



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