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Boranga non smette di stupire ecco il suo romanzo “tra i pali”

Aldo Spadoni
Boranga non smette di stupire ecco il suo romanzo “tra i pali”

L’ex portiere granata a Reggio per presentare “Cesena-Juventus 2 a 1” «A 77 anni continuo a fare sport: è una terapia per allungare la vita»

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Anche se il titolo del suo libro è un omaggio a un’altra delle squadre in cui ha militato, il legame tra Boranga e Reggio Emilia resta molto forte ed è suggellato dalla scelta del luogo per la presentazione dell’ultima fatica letteraria del settantasettenne cardiologo ed ex portiere, campione italiano over 50 di atletica leggera.

Lamberto Boranga indimenticato portiere dell’Ac Reggiana degli anni Settanta ha scelto Reggio Emilia per presentare il suo libro “Cesena-Juventus 2 a 1 - Non ci posso credere”, che prende spunto dalla storica vittoria conquistata dai romagnoli nel 1976

Si tratta di un romanzo che lega passato e futuro, un intreccio di situazioni reali e fantasiose che l’istrionico perugino ha scritto attraversando il mondo dello sport e dei sentimenti.

Boranga, come lui stesso dice, è legato particolarmente alla nostra città, in quanto proprio sul prato del “Mirabello” ha costruito sia il suo futuro nel calcio che nella vita.

Venerdì 24 maggio alle ore 17 nella sala conferenze del Collegio dei Geometri della Provincia di Reggio Emilia in via Pansa lo sportivo presenterà questa sua terza produzione letteraria con moderatore il giornalista Pierpaolo Cattozzi, dopo l’introduzione del presidente dell’Associazione Marco Erminio Camorani.

Il 77enne Boranga esercita ancora la sua professione di medico cardiologo specializzato in medicina dello sport, ed ogni anno effettua ben 6000 visite per l’idoneità sportiva oltre ad essere ancora un atleta a tutti gli effetti nella categoria master (partecipa alle più importanti rassegne mondiali ed europee di atletica leggera).

Boranga ci racconti il perché di questa presentazione a Reggio Emilia?

«Il legame alla città è sempre rimasto, ho tanti amici ed amiche che hanno fatto parte della mia vita, ma anche perché proprio a Reggio Emilia oltre al calcio ho iniziato gli studi in medicina grazie all’AC Reggiana degli indimenticati Lari e Degola che mi hanno sempre spronato ad intraprendere la facoltà di medicina. Sono legato ai geometri perché ho il diploma di geometra e non sono uscito da un liceo come tanti medici che ho poi incontrato nella vita».

Come fu il suo arrivo a Reggio?

«Arrivare alla Reggiana dalla Fiorentina fu subito per me come una bocciatura, ma alla fine si rivelò la mia fortuna, imparai tante cose che mi sono state utili nella vita e su tutti il rapporto umano cosa che non avevo mai preso in considerazione».

Poi lascò Reggio...

«Dentro di me comunque l’ambizione della serie A era sempre presente ed allora mi trasferii a Brescia, ma la mancanza di Reggio e dei tifosi reggiani era forte, quindi l’anno successivo decisi di tornare anche se si era in serie C, terminato questo periodo andai a Cesena dove iniziò un periodo straordinario con l'accesso addirittura alla Coppa Uefa dove fummo eliminati sfortunatamente dal Magdeburgo. Al termine della carriera poi Varese e Parma con la conquista del campionato e la promozione in serie B; l’anno passato ho giocato la mia ultima gara in federazione, in 3^ categoria con la Marottese».

Vedere la Reggiana in serie D che effetto le fa?

«Sono sempre restato tifoso della Reggiana e purtroppo vedere la squadra in un campionato così dispiace visto che in questa stagione festeggerà addirittura i 100 anni di vita, penso che i grandi imprenditori locali ci siano ma che non investano nel calcio, ci vogliono poi team manager ed operatori calcistici di livello, che si sappiano muoversi facendo le giuste scelte di mercato. Dispiace anche vedere il Mirabello non più utilizzato, in quanto da sempre è stato la casa granata, purtroppo si è cercato di creare un grande stadio che tra l’altro ora non è più di proprietà.

Nonostante gli anni passino lei fa quotidianamente attività sportiva a livello agonistico, quindi è possibile praticare sport ad alto livello sempre?

«Certo è una vera e propria medicina, una terapia per allungare la vita che unisce energia mentale e fisica; farlo poi a livello agonistico da sempre stimoli positivi oltre a migliorare la qualità della vita».

Quanto si allena?

«Io mi alleno tutte le mattine in palestra, in piscina ed al campo di atletica leggera, attualmente sono campione mondiale master di salto in alto, titolo conquistato a Malaga e quest’anno parteciperò agli europei in programma a Venezia nelle specialtà dell’alto e del lungo».

Ci anticipi qualcosa sul suo nuovo libro?

«È un romanzato non legato solamente all’impresa del Cesena contro la Juventus, ma è l’intreccio della vita di un calciatore tra sport e sentimenti, un sogno ad occhi aperti proiettato anche al futuro».

Prima di questo libro Boranga ha scritto “Il Portiere senza guanti”, edito sempre da Murena, che è stato presentato a Reggio Emilia nel 2016. Nel 2005 era invece stato dato alle stampe “Il cappotto spagnolo. Parate, pazzie e voli acrobatici del dottor Lamberto Boranga”, scritto da Andrea Bacci. —





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