«Segno (e smetto) quando voglio»
L’attaccante Elia Lorenzini, 38 anni, da cinque al Boretto domenica è subentrato e ha segnato il gol che vale i playoff
BORETTO. Due minuti gli sono stati sufficienti per regalare alla sua squadra la semifinale playoff di Prima categoria. A 38 anni da compiere tra pochi giorni, Elia Lorenzini non smette di segnare, e arrivato quasi a quota 230 reti in carriera sta accarezzando con i suoi compagni il sogno chiamato Promozione.
La sua è una carriera ricca di squadre e di titoli: dopo i primi anni in C1 col Brescello (era il 1998-99), i primi gol sono arrivati in Promozione a Meletole, nel 2000-01. In totale, sei campionati vinti (quattro di Promozione e due di Prima categoria) e tre titoli di capocannoniere, per un curriculum invidiabile che lo ha visto vestire le maglie di Brescello, Reggiolo, Crociati Parma, Meletolese, Cadelboschese, Povigliese, Lentigione, Bibbiano e Boretto.
Con la maglia della squadra del suo paese è alla quinta stagione.
Lorenzini, ci racconta le emozioni che ha vissuto domenica?
«La partita con il Vicofertile era in bilico, per conquistare i playoff avevamo bisogno dei tre punti. A dieci minuti dal termine mentre mi stavo scaldando a bordo campo ho incrociato lo sguardo di mister Silvestri e gli ho detto: “Fammi salire che appena entro faccio gol”. Dopo pochi istanti si è sviluppata un’azione sulla destra, Martino mi ha servito e ho anticipato l’uscita del portiere. In quel momento non ho capito più nulla, i compagni mi hanno sommerso e dalla gioia mi sono tolto la maglia. Mi sono commosso ma ero sicuro che quella partita l’avrei risolta io».
Dopo così tanti gol in carriera può capitare ancora di commuoversi?
«Certo, nel calcio a volte capita che per dare un senso al lavoro di una stagione intera tu abbia una sola partita e a volte, come domenica, dieci minuti. Devi rimanere concentrato e sfruttare anche l’unica occasione che ti si presenta. Con amici, dirigenti e giocatori che ti abbracciano non puoi rimanere indifferente. Ricordo anche durante la prima stagione, cinque anni fa, quando segnai il gol della vittoria all’esordio contro il Fabbrico davanti a una tribuna gremita di amici e di tutta la mia famiglia. Sono momenti che non si dimenticano».
Per lei quest’anno sei reti e molti ingressi dalla panchina. E’ un’arma da giocare a partita in corso?
«Alla mia età non ho più la brillantezza di qualche anno fa, è inevitabile che per rendere al meglio debba dosare le energie. In questo è stato molto bravo mister Silvestri, che spesso mi ha risparmiato a favore dei più freschi Bozzolini e Muia: da attaccante quale è stato, l’allenatore sa come gestire le punte nel corso di una stagione e in più ci conosciamo bene perché siamo molto amici ed ex compagni di reparto alla Cadelboschese. In questo modo ho potuto essere utile alla squadra e mi sono tolto anche qualche soddisfazione».
Che stagione è stata per la squadra?
«Sinora abbiamo rispettato le attese, volevamo fortemente andare agli spareggi per la Promozione e li abbiamo raggiunti. Adesso c’è da superare un ostacolo chiamato Biancazzurra: domenica in semifinale a Sorbolo saremo obbligati a vincere e siamo perfettamente consci che ci attende una battaglia. Ma siamo molto sereni e affronteremo questo impegno con la testa libera».
Per lei è l’ultima stagione da calciatore?
«Prima preferisco concentrarmi sul finale di stagione, poi penserò al futuro. Già quest’anno sono entrato a far parte della dirigenza, abbiamo formato un bel gruppo di giovani alla guida della società e abbiamo trovato un allenatore che si sposa perfettamente con il nostro ambiente. Anche se siamo una piccola realtà vogliamo continuare a fare bene». —
R.S.
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