La “scalata” di Barbara da mamma a presidente
Dal 2012 è alla guida della società del San Faustino che oggi conta 240 iscritti Domenica ha festeggiato la promozione in Prima categoria della prima squadra
Da mamma che accompagnava il figlio agli allenamenti e alle partite, è diventata presidente della società sportiva San Faustino che proprio domenica ha festeggiato il ritorno in prima categoria.
Barbara Serravalle , 54 anni, originaria di Modena è una delle pochissime presidenti donna a capo di una società di calcio. Sicuramente è l’unica che è diventata presidente in questo modo.
«Tutto risale al 2007 - racconta la "numero uno" blugranata - all’epoca, mio figlio Davide aveva 7 anni, e lo accompagnavo agli allenamenti della Scuola Calcio. In quell'occasione sono stata avvicinata da Giuliano Ferrari, dirigente dell'Asd San Faustino: lui mi ha proposto di occuparmi della vasta gamma di compiti che riguardano la segreteria. E' ciò che ho fatto fino al 2012, impegnandomi per una progressiva informatizzazione dell'intero lavoro: nei primi tempi, sono stata aiutata dal segretario uscente Gianni Bondi».
E poi, come è arrivato l'incarico di presidente?
« Nel 2012 quel ruolo era ricoperto da Matteo Muratori, ed è stato lui a chiedermi se io fossi intenzionata a sostituirlo. La mia professione part time mi permetteva di seguire anche i figli e l'attività sportiva: così ho deciso di mettermi alla prova».
Sulle prime, come è stata accolta la sua nomina a San Faustino?
«Qualcuno ha manifestato qualche perplessità iniziale: c'era chi pensava che una donna presidente fosse uno scenario fantascientifico. Ad ogni modo, si tratta di dubbi che ben presto sono svaniti: ora, credo proprio che quelle stesse persone abbiano da tempo cambiato idea».
Merito del costante impegno e delle grandi competenze che la caratterizzano, non trova?
«Di certo, ci metto sempre del mio. Frequento periodicamente i corsi di aggiornamento organizzati dal Coni, e inoltre ho il patentino di allenatrice Csi per quanto concerne le squadre giovanili. Il mio impegno con il San Faustino è gratificante e coinvolgente: d'altro canto, nulla sarebbe possibile senza la costante dedizione delle tantissime persone che quotidianamente lavorano a beneficio della nostra realtà sportiva».
Qual è stato il momento di maggiore amarezza nella sua lunga esperienza blugranata?
«Impossibile ignorare il 2016 con la scomparsa di Mauro "Boggio" Grisendi: lui era la vera e propria anima del San Faustino. Per me è stata una figura davvero importante, un dirigente di elevato spessore sportivo e umano, che manca parecchio a tutti coloro che l'hanno conosciuto».
Viceversa, qual è stata la gioia più grande?
«Un anno fa siamo scesi in Seconda, e quel capitombolo ci ha insegnato ad applicare le mosse giuste per risalire sùbito in Prima. Una menzione particolare va senza dubbio a mister Vanni Tampelloni».
Perché il calcio italiano conta così poche "quote rosa" nei posti di comando?
«Coordinare le tante attività di un club non è uno scherzo, e in genere le donne devono già fare i conti con mille problemi legati al lavoro e alla gestione familiare. Ad ogni modo, l'appello che rivolgo alle mie potenziali "colleghe" è quello di non scoraggiarsi e di accettare una sfida simile: noi donne, infatti, abbiamo la capacità di saper fare bene più cose contemporaneamente».
Lei ha dei ringraziamenti da fare?
«Senza dubbio alla splendida famiglia che ho: mio marito Matteo e i figli Andrea, Laura e Davide. Inoltre la mia gratitudine va a tutta l'Asd San Faustino: una realtà vivace, che oggi conta su 240 tesserati tra atleti, tecnici e dirigenti. Colgo poi l'occasione per dare l'appuntamento al 2 Giugno, quando sul nostro campo si svolgerà il Memorial "Oberdan e Roberto" per i Pulcini 2009 e i Primi Calci classe 2012/2013». —
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