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La “scalata” di Barbara da mamma a presidente

Nicolo' Rinaldi
La “scalata” di Barbara da mamma a presidente

Dal 2012 è alla guida della società del San Faustino che oggi conta 240 iscritti Domenica ha festeggiato la promozione in Prima categoria della prima squadra 

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Da mamma che accompagnava il figlio agli allenamenti e alle partite, è diventata presidente della società sportiva San Faustino che proprio domenica ha festeggiato il ritorno in prima categoria.

Barbara Serravalle , 54 anni, originaria di Modena è una delle pochissime presidenti donna a capo di una società di calcio. Sicuramente è l’unica che è diventata presidente in questo modo.

«Tutto risale al 2007 - racconta la "numero uno" blugranata - all’epoca, mio figlio Davide aveva 7 anni, e lo accompagnavo agli allenamenti della Scuola Calcio. In quell'occasione sono stata avvicinata da Giuliano Ferrari, dirigente dell'Asd San Faustino: lui mi ha proposto di occuparmi della vasta gamma di compiti che riguardano la segreteria. E' ciò che ho fatto fino al 2012, impegnandomi per una progressiva informatizzazione dell'intero lavoro: nei primi tempi, sono stata aiutata dal segretario uscente Gianni Bondi».

E poi, come è arrivato l'incarico di presidente?

« Nel 2012 quel ruolo era ricoperto da Matteo Muratori, ed è stato lui a chiedermi se io fossi intenzionata a sostituirlo. La mia professione part time mi permetteva di seguire anche i figli e l'attività sportiva: così ho deciso di mettermi alla prova».

Sulle prime, come è stata accolta la sua nomina a San Faustino?

«Qualcuno ha manifestato qualche perplessità iniziale: c'era chi pensava che una donna presidente fosse uno scenario fantascientifico. Ad ogni modo, si tratta di dubbi che ben presto sono svaniti: ora, credo proprio che quelle stesse persone abbiano da tempo cambiato idea».

Merito del costante impegno e delle grandi competenze che la caratterizzano, non trova?

«Di certo, ci metto sempre del mio. Frequento periodicamente i corsi di aggiornamento organizzati dal Coni, e inoltre ho il patentino di allenatrice Csi per quanto concerne le squadre giovanili. Il mio impegno con il San Faustino è gratificante e coinvolgente: d'altro canto, nulla sarebbe possibile senza la costante dedizione delle tantissime persone che quotidianamente lavorano a beneficio della nostra realtà sportiva».

Qual è stato il momento di maggiore amarezza nella sua lunga esperienza blugranata?

«Impossibile ignorare il 2016 con la scomparsa di Mauro "Boggio" Grisendi: lui era la vera e propria anima del San Faustino. Per me è stata una figura davvero importante, un dirigente di elevato spessore sportivo e umano, che manca parecchio a tutti coloro che l'hanno conosciuto».

Viceversa, qual è stata la gioia più grande?

«Un anno fa siamo scesi in Seconda, e quel capitombolo ci ha insegnato ad applicare le mosse giuste per risalire sùbito in Prima. Una menzione particolare va senza dubbio a mister Vanni Tampelloni».

Perché il calcio italiano conta così poche "quote rosa" nei posti di comando?

«Coordinare le tante attività di un club non è uno scherzo, e in genere le donne devono già fare i conti con mille problemi legati al lavoro e alla gestione familiare. Ad ogni modo, l'appello che rivolgo alle mie potenziali "colleghe" è quello di non scoraggiarsi e di accettare una sfida simile: noi donne, infatti, abbiamo la capacità di saper fare bene più cose contemporaneamente».

Lei ha dei ringraziamenti da fare?

«Senza dubbio alla splendida famiglia che ho: mio marito Matteo e i figli Andrea, Laura e Davide. Inoltre la mia gratitudine va a tutta l'Asd San Faustino: una realtà vivace, che oggi conta su 240 tesserati tra atleti, tecnici e dirigenti. Colgo poi l'occasione per dare l'appuntamento al 2 Giugno, quando sul nostro campo si svolgerà il Memorial "Oberdan e Roberto" per i Pulcini 2009 e i Primi Calci classe 2012/2013». —



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