Pause e occhi lucidi nel giorno dell’addio Agnelli: «Lui è storia» Allegri: «Scelta loro»
Il presidente: «Mai sofferto tanto da quando sono qui» Il tecnico: «Cinque anni da favola, ora mi riposerò un poco»
Torino. Una decisione sofferta presa al momento giusto. Sempre per la Juve, anche se sarà solo il futuro a dirlo. Andrea Agnelli congeda Massimiliano Allegri, l’uomo dei cinque scudetti, in una conferenza stampa in cui a parlare sono le emozioni davanti alla squadra al completo (a parte Khedira). Alla fine il più commosso è il tecnico, che prova a nascondersi dietro a qualche battuta («Il pianto no, ho già dato» e «le domande le fanno i giocatori?») ma non riesce a non far trasparire le sue sensazioni. La voce è spezzata, le interruzioni per un pò d’acqua e rimettere a posto i pensieri non si contano, i sospiri e le pause neanche. Sempre accompagnati dagli aneddoti sui cavalli, la sua passione. Il primo ricordo di Vinovo, dove venne contestato all’arrivo, è «un’emozione fantastica» perché in quell’ippodromo «il mio cavallo aveva vinto tre corse. La prima cosa che ho pensato è quella, e poi che avremmo fatto una grande stagione, la squadra era straordinaria».
Di annate simili ne sono arrivate cinque, con altrettanti scudetti e quattro coppe Italia. E Agnelli ha voluto esordire proprio per omaggiare il lavoro dell’allenatore livornese. «Ha scritto da solo la storia della Juve. Fino ad allora quando si parlava di cinque scudetti consecutivi si parlava dalla Juve degli anni 30’. Questo Max l’ha fatto da solo», ha sottolineato il presidente, che ha ringraziato con un regalo speciale - una maglia bianconera con il numero 5 e la scritta “History Alone”, unico nella storia - colui che è arrivato con il compito di non far rimpiangere Conte ed è diventato «un amico sincero con cui confrontarmi».
Proprio per questo la decisione di separarsi da Allegri «è stata la più difficile da quando sono alla Juve». Dopo l’eliminazione con l’Ajax «era arrivato il momento giusto per chiudere uno dei più straordinari cicli della storia della Juve». Nonostante al termine della gara, almeno a parole, tutto lasciava presagire il contrario. «Al di là delle dietrologie c’è stato un percorso di un mese per capire che quanto dichiarato sull’onda di una certa emotività ci ha portato a pensare che questo era il momento giusto - ha spiegato - In assenza di elementi fattuali, abbiamo capito che questo ciclo era meglio chiuderlo in questo modo. Questo è frutto di una capacità di analisi di persone intelligenti che capiscono il momento di chiudere invece che trascinarsi avanti».
Allegri, da gran signore come, ha incassato con stile precisando che a prevalere è stata la volontà del club e chiarendo come dietro l’addio non ci siano divergenze tecniche o economiche. «È stato fisiologico», ha ammesso il livornese, intenzionato a festeggiare i traguardi stasera nell’ultima partita in casa, con l’Atalanta, quando verrà consegnata la coppa scudetto, e a prendersi un momento di pausa. —
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