Landi cerca un successore «Ultima stagione poi lascio la Pallacanestro Reggiana»
L’imprenditore abbandonerà il basket al termine dell’annata 2019/2020 «Nuovi soci o polisportiva: lavorerò affinché il club non muoia con me»
L’era Landi finirà il 30 giugno 2020.
È un addio, reso noto con 13 mesi d’anticipo, ma pur sempre un addio, quello che l’imprenditore reggiano ha annunciato ieri mattina nella sede di Corte Tegge della sua azienda, confermando le voci che circolavano già da tempo.
la decisione
«Sono al comando della Pallacanestro Reggiana da ventuno anni e sono tanti. Calcolando che ne ho 61, è un terzo della mia vita», la premessa.
Le sofferenze dell’ultima stagione non hanno però inciso sulla scelta del patron.
«Ho maturato questa decisione diverso tempo fa - rivela -. Se quest’annata fosse andata meglio, probabilmente l’avrei annunciato anche prima. Ho sempre detto che non avrei mollato tutto da un giorno all’altro e credo che una stagione sia un lasso di tempo ragionevole per poter trovare un altro timoniere che possa portare avanti la Pallacanestro Reggiana per altri vent’anni».
i ricordi
Parla con calma, soppesa le parole, il patron. Ma l’emozione è tangibile.
«Non voglio neanche pensare a quanti soldi ho messo nel club e di sicuro sarebbe inelegante rivelarlo. In questi anni sono stati più i momenti belli rispetto a quelli brutti, anche se la mia famiglia può raccontare le mie arrabbiature e i miei silenzi, lunghi anche due giorni, quando le squadra non andava bene».
E i ricordi prendono vita.
«Il momento più bello? La promozione in serie A nell’aprile 2004, a Ragusa. Io non vado quasi mai in trasferta ma in quell’occasione mi feci convincere da mio figlio Federico e non mancai. Fu una grande festa che proseguì anche i giorni successivi. Poi, naturalmente, la Supercoppa e l’Eurochallenge, e le due finali scudetto. Raggiungere anche la seconda finale, mi diede la consapevolezza di aver portato il club in alto. Il ricordo più brutto è legato al caso Lorbek (il giocatore sloveno tesserato irregolarmente da Treviso, ndr). Dallo sconforto pensai di lasciare, visto che ci avevano calpestato sia la Lega sia la Fip».
Non potendo citarli tutti («Parliamo di oltre 500 giocatori», spiega), Landi rende omaggio a Young, Kaukenas, Polonara e Della Valle. Poi ai tecnici Marcelletti, Frates e, naturalmente, Menetti. E i ringraziamenti vanno: «Ai tifosi che mi hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza, alla mia famiglia che mi ha supportato e anche sopportato quando le cose non andavano bene, ai collaboratori e agli sponsor, oltre naturalmente a Ivan Paterlini e Licia Ferrarini», i compagni della sua lunga avventura. Ma solo sollecitato dalle domande, Landi esprime i propri ringraziamenti alle istituzioni. «Non ho mai tirato per la giacchetta le istituzioni- tiene a specificare -. Tutti i sindaci ci sono stati vicini. Un ringraziamento speciale va a Luca Vecchi che ha messo mano al palaBigi».
Il passaggio
E ora l’emozionato Landi è lì con il testimone in mano, pronto a cederlo a chi vorrà prendersene carico purché abbia mani salde e gli fornisca garanzie di poter proseguire a lungo.
Perché anche l’emozione dell’annunciare l’addio sfuma presto nel tono deciso di chi ha volontà ferma di lasciare in buone mani la creatura che ha fatto diventar grande.
E lancia ganci e ipotizza scenari. Perché è un saluto, non una resa. E si deve andare avanti.
«La Pallacanestro Reggiana non deve morire con Stefano Landi, sarebbe un fallimento per l’intera città», dirà infatti alla Gazzetta al termine della conferenza.
Gli scenari
Le aperture sono tante: a un imprenditore, a una cordata e dipinge pure uno scenario suggestivo per gli sportivi reggiani.
«Se mi si daranno specifiche garanzie cederò il club a zero euro e zero debiti. È una società sana. Se qualcuno vorrà entrare, non escludo a priori di poterlo affiancare, impegnandomi tanto finanziariamente, quanto con la mia esperienza».
Il nome che ha galoppato più forte di tutti (e non solo nelle ultime ore) è stato quello di Giorgio Squinzi. Ma il patron nega contatti in essere.
«Non ho sensazioni né positive, né negative a proposito - spiega - ma non credo che Squinzi voglia entrare nella Pallacanestro Reggiana».
E cavalca pure la suggestiva ipotesi di una polisportiva: «È una possibilità cui sono sempre stato favorevole. Confesso di averne già parlato con Luca Quintavalli (presidente dell’Audace, ndr), ma c’è anche il rugby che arriva da una stagione straordinaria ed è guidato da un imprenditore importante come Enrico Grassi». —
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