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Tutti invitati all’ultimo ballo di un mondo vecchio

Tutti invitati all’ultimo ballo di un mondo vecchio

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In ogni storia c’è un punto preciso che s’incontra anche se non si è pronti, in cui s’inciampa e che lascia del tutto disorientati.

È il punto in cui ci si trova nell’impossibilità di scrivere il futuro e nella necessità d’iniziare a dimenticare il passato.

Quel momento d’incertezze, rimpianti e speranze, potenzialmente potrebbe dilatarsi in un’intera stagione per la Pallacanestro Reggiana.

Landi lascia.

Anzi, lascerà il 30 giugno 2020 dopo un ventennio di encomiabili sforzi.

Lascerà non certo per mancanza di passione in quello che lui stesso, con l’emozione nell’annunciare il certo addio, ha definito «lo sport più bello del mondo».

Lascerà perché qui, come altrove nelle piazze dell’italico basket, un uomo solo non può garantire all’infinito di reggere costi e pressioni richiesti oggi alle società professionistiche di pallacanestro di livello.

E con Landi, con ogni probabilità, tramonterà anche a Reggio un mondo vecchio.

Impensabile, oggi, immaginare un “nuovo uomo solo” che andrà a proseguire lì dove Stefano Landi lascerà. Che andrà ad agire nel medesimo modo, mettendo le medesime risorse grazie alle quali l’imprenditore reggiano ha tenuto in acque sicurissime la società per un ventennio.

Esistesse, sul territorio reggiano o fuori dal territorio reggiano, avrebbe già preso il timone in mano, è stato osservato. Di richieste d’aiuto Stefano Landi ne ha infatti lanciate al cielo parecchie negli ultimi anni. E tutte si sono dissolte, inascoltate.

Qui, come altrove, per continuare a garantire un futuro a un club cestistico professionistico diventa necessario studiare nuove formule, inedite per la realtà reggiana - una fondazione, una polisportiva, una società dalla base ampia se non amplissima - che consentano al club di sopravvivere in attesa che più in alto vengano ridisegnate le “regole” di uno sport in sofferenza da tempo.

Un sistema folle di tassazione porta a raddoppiare i costi degli ingaggi dei giocatori, cui s’aggiungono esagerate spese di gestione, tutto ciò senza che esista un ritorno economico anche solo vagamente all’altezza.

Inutile girarci attorno, oggi il basket non paga né rende, né a dirla tutta realmente funziona.

È un gioco a perdere in cui, a logica, difficilmente un “uomo solo” avrà voglia di cimentarsi.

Grazie a Landi, ci resta però una stagione.

Ci resta un ultimo lungo ballo per salutare un mondo vecchio e raccogliere le forze per imparare una danza nuova. —

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