Bianchi (Lega): «L’addio di Landi dovrà dare a Reggio nuovi stimoli per restare nel basket»
L’analisi a 360° del numero uno della Legabasket dopo l’annuncio del patron biancorosso di lasciare il club fra un anno
REGGIO EMILIA. Da Reggio le parole di Stefano Landi si sono presto diffuse in tutta Italia.
L’annuncio del certo addio al basket al termine della prossima stagione agonistica del patron biancorosso, da oltre vent’anni alla guida della Pallacanestro Reggiana, ha imposto un’approfondita riflessione a tutti i livelli, cui non s’è sottratto Egidio Bianchi, presidente della Legabasket.
«Ciò che mi ha colpito di Stefano Landi - ha commentato ieri il numero uno della Lega - è la dedizione assoluta che ha avuto nei confronti della Pallacanestro Reggiana in questi anni e il dispiacere che lui ha nel lasciare questa sua creatura».
Che effetto ha avuto l’annuncio del prossimo addio di Landi al basket?
«È ovvio che i cicli come iniziano possano anche terminare ed è anche ovvio che in una pallacanestro che deve rafforzare quelli che sono i principi di crescita del movimento, l’addio di un importante imprenditore come Landi non è una notizia bella. Allo stesso tempo dobbiamo però prendere atto che come Lega abbiamo iniziato un percorso che dovrà portare la nostra pallacanestro a nuove modalità di sostegno. Quali? Non si può sempre e solo affidarsi a un mecenate, ma devono esistere strade di maggiore diffusione e patrimonializzazione dei club che devono arrivare a essere immuni da problematiche dei proprietari, come quelle riscontrate durante la stagione in corso, o di un ciclo che si va naturalmente a completare, come nel caso di Landi».
Se un “mecenate” lascia, bisognerà quindi far scattare altro?
«Da un lato è un fatto che dispiace, certo, ma dall’altro lato quest’addio deve portare stimoli in una piazza come Reggio Emilia per trovare la capacità di sostenere ugualmente il progetto pallacanestro».
Il basket italiano, questa stagione soprattutto, ha mostrato segnali di gravi sofferenze. Cosa fare per risollevarsi? Cosa fare per dare un futuro anche alla Pallacanestro Reggiana?
«Le problematicità sono state tante durante la stagione e tutte legate alle proprietà e non al progetto basket in se. Riguardo a questo, stiamo portando avanti un importante percorso di riflessione. Dobbiamo, come detto, riuscire a creare i presupposti affinché non ci sia un riflesso automatico fra proprietà e club di basket».
Questione impegnativa visto che gli sforzi richiesti a livello economico sono tanti e il vigente sistema di tassazione sta mettendo in ginocchio l’intero movimento. Come pensate di intervenire?
«È un tema che non possiamo affrontare da soli. Stiamo lavorando con l’attuale governo relativamente alla riforma dello sport che è in corso di approvazione da parte del parlamento. È un percorso che non è immediato, in quanto c’è un disegno di legge, a fronte del quale ci sarà una legge delega da cui verranno dei decreti. Noi stiamo cercando di incidere su quel disegno di legge e sulla legge delega affinché vengano previste forme di agevolazioni fiscali e contributive tali che i costi del lavoro siano ridotti anche per le società di basket che fanno parte della serie A e sono professionistiche. A fianco a questo c’è necessità di interventi che vadano a favorire una maggiore patrimonializzazione dei club».
Cosa intende?
«Il capitale sociale deve arrivare ad avere una proprietà più diffusa in modo tale che questo consenta, in caso di uscite, possibilità di reintegro con nuovi ingressi. Vorremmo arrivare a situazioni in cui i club abbiano un capitale sociale che non sia al minimo previsto dalla legge e che tutti gli anni ci sia un aumento di capitale non sostenuto da un singolo soggetto. Il tema principale è poi avere club con progetti sostenibili. Si parla spesso di semiprofessionismo, ma noi vogliamo restare pro con agevolazioni di carattere fiscale e contributivo che consentano di sostenere meglio questo sistema, anche a fronte di investimenti importanti nei settori giovanili o nell’impiantistica. È un percorso virtuoso che pensiamo possa andare a sostenere il movimento. Per questo abbiamo creato regole che siano uguali per tutti e che possano essere rispettate da tutti. Vogliamo inoltre arrivare alla creazione di un fondo di solidarietà che sostenga le eventuali crisi non prevedibili dei club».
I tempi di attuazione di un progetto così complesso e ambizioso saranno lunghi. Quanto?
«Il percorso in realtà è già iniziato. Il sistema delle regole inizierà la prossima stagione e farà sì che non esistano progetti che lancino il cuore oltre l’ostacolo senza che abbiano un effettivo sostegno. Il resto è legato al percorso legislativo che porterà a un costo del lavoro più basso. Ci hanno assicurato che l’iter si completerà entro la fine dell’estate. Poi, per altri correttivi, la prossima stagione sarà determinante. Non un percorso a lungo termine, quindi, ma già attivo e che potrebbe completarsi a breve».
Le società di serie A hanno anche bisogno di impianti moderni e fruibili. Su questo fronte come vi state muovendo?
«Non è un caso che Andrea Abodi, presidente dell’Istituto di credito sportivo, abbia parlato di “primo progetto organico che una lega porta avanti” riferendosi al nostro. Il nostro progetto disegna un “modello da laboratorio” di impianto che non è solo legato alla capienza ma che è dotato tutte quelle caratteristiche di modernità, tecnologiche e di facilities, necessarie alla serie A. Oltre a lavorare sul modello, abbiamo iniziato a lavorare sulle capacità delle amministrazioni di poter accogliere questi progetti d’innovazione dei palasport senza utilizzare risorse pubbliche, che sappiamo essere molto scarse, se non inesistenti. Il tema di fondo è che dobbiamo pensare a impianti polifunzionali che non siano solo al servizio di una squadra. Un impianto deve vivere 365 giorni l’anno e il tema deve essere affrontato in ogni singola realtà a seconda delle caratteristiche che le sono proprie. Al di là di questo, il percorso è avviato da quest’anno e vorremmo che abbracciasse tutti gli impianti di serie A in cinque o sette anni. Poi, naturalmente, c’è chi si muoverà prima e chi arriverà più tardi».
I playoff sono iniziati. Ritiene la copertura mediatica soddisfacente anche in questo momento che è il più importante della stagione?
«La riteniamo sicuramente soddisfacente, ma stiamo anche lavorando sulla piattaforme del futuro che presenteremo presto alla nostra assemblea, sottoponendole più opzioni». —
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