Gazzetta di Reggio

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le reazioni dopo l’annuncio del patron 

I tifosi: «A Stefano Landi dobbiamo solo dire grazie Speriamo per il futuro»

A.A.

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reggio emilia. Gratitudine e paura, mischiate inevitabilmente insieme.

L’addio di Stefano Landi a Pallacanestro Reggiana, annunciato lunedì scorso e fissato improrogabilmente al termine della propria stagione sportiva, ha inevitabilmente mosso i tanti tifosi biancorossi di tutta la provincia. In questi decenni sono cambiati giocatori, allenatori, dirigenti, l’unica certezza era proprio la proprietà, la solidità garantita da Landi.

Adesso si veleggia verso l’ignoto, e questo non può che generare timori. Non prima di aver reso onore a chi ha messo impegno e soldi in un ventennio segnato da delusioni ma pure da emozioni difficili pure da immaginare.

«Landi è la persona a cui dobbiamo due finali scudetto, io non ho mai visto Reggio presa come in quelle settimane, nelle serie con Venezia e Sassari. Gli dovremo sempre e solo dire grazie», scrive un tifoso sul proprio profilo social ottenendo plausi a ripetizione.

«C’è sempre stato, ci ha rimesso dei soldi ma non ci ha mai mollato. E noi siamo sempre stati visti come una società seria, che paga. E i giocatori sono venuti volentieri. Senza di lui chi avrebbe mai visto Lavrinovic?», aggiunge un amico.

In tanti vedono però in questa generosità solitaria un rischio per il futuro: «La città non lo ha mai aiutato, né il pubblico né gli imprenditori. E dire che di soldi a Reggio ne girano tanti. Tutti sapevano che comunque Landi non ci avrebbe mai lasciato a spasso, per noi tifosi era una certezza, per altri però era una scusa comoda per non far nulla. Vedremo adesso cosa succederà. Di sicuro, è stato uomo di classe sino all’ultimo: ha aspettato la fine dell’anno e ha dato un’altra stagione di tempo a tutti per pensarci», si sottolinea.

Questo aspetto viene ribadito da altri: «In un’annata con tutti questi problemi, da un’altra parte il proprietario avrebbe colto l’occasione per mollare tutto. Lui non ha praticamente mai parlato, ha speso tantissimo e fino alla fine. Ha rinunciato anche al premio italiani per prendere Johnson-Odom, un altro motivo per ringraziarlo e basta». Tutto, in questo quadra, sparisce: «Io in passato ero stato anche critico, perché a volte la nostra società era troppo buona. Con il caso Lorbek, ad esempio. O anche quando si trattava di prendere decisioni drastiche, tipo l’esonero di un coach. Ma guardando oggi, era tutto giusto, era l’impronta di Landi e va bene così».

È andata benissimo così, per due decenni. Ma ora? «Fra due anni faranno il derby con Castelnovo Monti in C Gold», commenta caustico un sostenitore pessimista.

Altri sono meno radicali, ma i pensieri ci sono: «In questi anni non è mai saltato fuori nessuno, speriamo che adesso si muova qualcosa. Domenica si vota. A me la politica non interessa, ma chi vince, chiunque sia, ha il dovere di aiutare Landi a trovare qualcuno a cui passare la mano». —

A.A.

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