Lavoro, mi alleno e digiuno: il calcio nel mese del Ramadan
Quest’anno il mese sacro dell’Islam cade alla fine dei campionati L’esperienza di Issah (Casalgrandese) e Rezzouki (ex della Scandianese)
Per il mondo islamico è il mese sacro, in cui digiunare dall’alba al tramonto per commemorare la prima rivelazione del Corano a Maometto. Iniziato quest’anno il 5 maggio per terminare il 4 giugno, il Ramadan può costituire sicuramente un limite all’attività sportiva degli atleti.
Sabato 1 giugno in occasione della finale di Champions League tra Liverpool e Tottenham ben 6 dei giocatori in campo saranno di fede musulmana, ed anche in altri sport diversi atleti devono convivere con le restrizioni imposte dalla loro religione, proprio nel periodo più intenso di stagione.
Se i professionisti possono però disporre di diverse agevolazioni e deroghe per ovviare alle inevitabili debolezze fisiche, tra cui un riposo più lungo e la sospensione del digiuno per motivi significativi, a livello dilettantistico lo sforzo è sicuramente maggiore, non foss’altro per l’impiego lavorativo che caratterizza la quotidianità di questi giocatori che, finito il lavoro devono poi sostenere gli allenamenti la sera.
Come affrontano il Ramadan i calciatori musulmani a Reggio Emilia?
Akilu Issah, difensore classe ’96 in forza alla Casalgrandese non nasconde le difficoltà e ammette tentennamenti, facendo leva però sulla grande forza di volontà alimentata dalla fede per arrivare alla fine del periodo: “Io sono ghanese, e sono molto credente e praticante. Chiaramente le difficoltà maggiori sono a livello fisico, anche perché fino alle 16.30 lavoro e poi vado direttamente al campo. L’anno in cui ho faticato maggiormente è stato quattro anni fa quando giocavo al Sassuolo: ci allenavamo sotto il sole con temperature elevate. Nelle scorse stagioni invece il mese del Ramadan è coinciso con la pausa estiva, e quindi è andata meglio. Per chi non crede è impossibile resistere: nell’ultimo allenamento di quest’annata non ce la facevo più e sono andato in crisi, dopo un’intensa giornata tra azienda e campo. Avevo bisogno di bere ma non ho mollato”.
Issah afferma che il calo fisico non ha mai influito sulle scelte di formazione (“Prima dell’ultima partita contro la Pieve mister Pavesi mi ha chiesto come stessi e se mi sentissi di scendere in campo: ho acconsentito perché volevo giocare”) e racconta poi un’esperienza di un altro atleta musulmano, impiegato in Seconda Categoria: “Un mio amico gioca al Santos e domenica scorsa ha finito la stagione perdendo la semifinale playoff: era stravolto. Giocare nelle ore centrali della giornata essendo a digiuno dal mattino non aiuta, e questo poi si ripercuote sul luogo di lavoro dove possono capitare cali di tensione, anche se i miei colleghi comprendono”.
Pensiero condiviso anche da Mohammed Rezzouki, ex di Scandianese e Atletico Montagna: “ Giocare durante il Ramadan non è per niente facile, soprattutto quando capita ad agosto in fase di preparazione. Tuttavia con tenacia si riesce a resistere: l’anno scorso ho giocato nella semifinale playoff con la Scandianese essendo a digiuno dal mattino. Chiaramente gli allenatori guardano al loro interesse e vorrebbero tutti al 100%, ma il più delle volte sono rispettosi verso la nostra religione”. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
