L'ex mister Colombo: «La Reggiana punti su giocatori di categoria»
L’ex granata è reduce dai playoff con l’Alessandria. «Servono calciatori che hanno vinto in D, si prenda dalla C solo chi è umile»
REGGIO EMILIA. Aver recuperato 12 punti in altrettante partite sulla decima e aver portato l’Alessandria a disputare i playoff non è bastato ad Alberto Colombo per guadagnarsi la riconferma sulla panchina dei grigi, dove fra i papabili figura anche il nome di Vito Grieco. L’ex allenatore della Reggiana, apprezzato a Reggio per il bel gioco che aveva portato, non fa drammi, la prende con filosofia. «Quando cambiano gli assetti, arriva un nuovo direttore sportivo è naturale che voglia scegliere un tecnico di sua fiducia, poi a volte subentrano diversità di visioni politiche nella gestione, nell’idea di squadra, l’importante è aver fatto bene ed adesso che è ufficiale l’interruzione del rapporto con l’Alessandria confido che a breve qualcuno si faccia avanti, che da qualche chiacchiera si passi a qualcosa di concreto».
Colombo vanta un piccolo primato. Nell’ultimo ventennio e passa è stato, assieme a Pane, l’unico ad aver resistito per 2 anni consecutivi sulla panchina granata. «Nel calcio d’oggi l’esonero è all’ordine del giorno, l’essere stato alla Reggiana per un biennio pieno sta a significare che si è lavorato bene».
A proposito di ex, se l’aspettava Siega alle porte della A con il Cittadella?
«Lui è un giocatore molto duttile, unisce a tanta quantità una buona qualità, la A no, non l’avevo prevista e di fatti deve ancora raggiungerla, ma mi sorprendeva che uno con tali caratteristiche facesse fatica a trovare posto fisso in B».
Il ricordo più bello che si è portato via da Reggio?
«Tanti, ma unica ed indimenticabile l’emozione della semifinale playoff di Bassano, con quello striscione ad occupare l’intera curva con scritto il numero 12, l’affetto del pubblico, le feste ad una sosta in autogrill di ritorno dalla vittoria nel derby di Ferrara, il fatto che sui social, nonostante con Colucci la Reggiana andasse bene, mi si chiedeva di tornare».
Rimasto in contatto con Spanò e qualcun altro?
«A Reggio conservo, dentro e fuori la società, rapporti, amicizie, proprio ieri mi sono sentito con Stefano Buffagni. Con la nuova e vecchia proprietà no, mai sentiti».
Quindi la vulgata che vuole che in via Giglioli Valle abbiano fatto un pensierino a lei durante la stagione appena conclusa…
«Escludo categoricamente ogni tipo di contatto, poi se ci abbiano pensato non lo so, a me mai è arrivata voce che Antonioli fosse in discussione».
Con la Pergolettese, però, il contatto c’è stato…
«Sì, sono andato ad un colloquio dopo l’allontanamento di Del Prato, ero libero da impegni, mi avevano parlato bene della società».
Come mai il matrimonio non c’è stato?
«Loro avevano una partita infrasettimanale, mi hanno chiesto tempo, poi hanno deciso do proseguire con Contini, comunque non è detto che avrei accettato».
Colombo accetterebbe di scendere in D?
«Dipende dal progetto, dovrei avere la garanzia di una squadra super competitiva, costruita per vincere, il rischio di bruciarsi è grosso, Cornacchini, che è stato mio compagno di stanza al master, mi ha detto che ha accettato Bari proprio perché De Laurentiis gli aveva promesso uno squadrone, ma ha avuto le sue difficoltà, quindi ci dovrei pensare bene».
Concorda con l’opinione che si adatti meglio un allenatore proveniente dai dilettanti al professionismo che non viceversa?
«Dipende dalle piazze, a Reggio o Modena no, si è professionisti, da altre parti, anche se sono sempre meno, puoi trovare giocatori che fanno un altro lavoro ed allora devi cambiare le metodologie di lavoro, prevedere sedute serali. La difficoltà maggiore può venire dal non giocare sempre in campi come il Mapei, pardon il Città del Tricolore, vai su terreni irregolari, stretti e corti ed allora più che al gioco ti devi affidare a qualche palla lunga in più».
Per le squadre di D è in arrivo una complicazione in più, con l’eliminazione del numero di over in C sarà più difficile pescare tra i sovrannumero…
«Io sono per la meritocrazia in ogni campo, anche nel calcio, deve giocare chi lo merita e non per obblighi imposti dalla carta d’identità, poi ci saranno squadre come il Pontedera che punteranno sui giovani, magari il discorso si rovescia, anche se fatta la legge trovato l’inganno».
Si spieghi…
«La nuova norma prevede un massimo di 6 prestiti, vedrà che l’aggireranno fissando un “diritto di recompra” per la società madre, però può anche succedere che qualche giovane venga collocato in D, posso aggiungere una cosa?.
Volentieri?
«Più che al nome, al giocatore che viene dalla C, io punterei su gente di categoria, abituata a fare e vincere la D, dal piano di sopra devi saper scegliere non solo il giocatore ma anche l’uomo, gente che sappia calarsi con umiltà nel nuovo scenario ».
La rivedremo mai sulla panchina della Reggiana? Alcuni tifosi, anche in questi giorni, se lo augurano.
«Nel calcio mai dire mai, per ora le nostre strade si sono divise, auguro tutto il bene possibile alla Reggiana ed alla sua tifoseria, lo merita davvero». —
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