Coach Buscaglia «La mia Grissin Bon avrà lo spirito del club e della città»
Ieri l’investitura ufficiale del nuovo tecnico biancorosso Duecento tifosi da Prospero a inaugurare la nuova era
Già con la sciarpa biancorossa al collo. Già capace di smuovere una piazza frustrata da una stagione di sofferenze assortite e prolungate.
Maurizio Buscaglia, al giorno uno della sua avventura nella Pallacanestro Reggiana s’è preso la sua prima vittoria. Che, a conti fatti, non era automatica e neppure scontata.
A battezzare col fuoco il nuovo allenatore biancorosso è la presidente Licia Ferrarini che si sbilancia, come mai ha fatto nel corso dei decenni, e lo definisce: «L’allenatore ideale in questo momento della nostra storia».
E lui, il coach della Grissin Bon non abbassa lo sguardo ma il fremito che lo percorre non sfugge a occhi attenti.
«Allenatore ideale? Wow, è molto bello anche se è una responsabilità. Da parte mia c’è la voglia di tuffarsi in un’avventura che ha mille sfaccettature. Appena finita un’altra avventura (il riferimento è alla pluriennale esperienza a Trento, ndr), Filippo Barozzi e Alessandro Frosini hanno fatto immediatamente un blitz e durante il colloquio ho percepito quella sensazione positiva sulla pelle perché mentalmente stavo andando incontro a qualcosa di veramente eccitante. Non vedo l’ora di iniziare e, giorno dopo giorno, costruire quello che c’è da fare. Qui c’è un vantaggio: si parte da una storia, da un club serissimo, da persone super. Qui c’è una base che ti permette di pensare solo al campo ed è di grande stimolo tutto questo».
Dai brividi al credo cestistico il passaggio è automatico.
«Sono stato associato a una pallacanestro di modernità - spiega -. Amo squadre atipiche, squadre di impatto difensivo che sanno lavorare a tutto campo, ma fuori dalle caratteristiche tecniche che si conoscono un po’ di più, quello in cui credo moltissimo è creare un’identità che rappresenti la città e il club per quello che è e per come vive la pallacanestro. Ci sono collegati tanti aspetti non secondari che non fanno parte solo del gioco: come una squadra vive il quotidiano, come lavora in modo tale che il giorno dopo sia meglio del giorno prima, il suo saper vivere i momenti non felici come fattori di crescita. Nel cammino della società stiamo facendo qualcosa di nuovo».
O di antico, almeno per Reggio. Nel curriculum dell’allenatore 50enne spicca infatti, oltre al decennio trentino, anche l’esperienza da head coach della nazionale Under 20 per un biennio.
«La Pallacanestro Reggiana ha sempre lavorato benissimo sui giovani, lavorando sempre nell’ottica dello sviluppo e nella costruzione del giocatore e non tanto per il risultato immediato. Conosco ovviamente i giovani del club ma mi sono ripromesso di non pensare ai giocatori almeno fino a domani».
Eppure, qualcosina, sulla squadra che sarà allestita se lo lascia sfuggire: «Non porterò qui nessuno dei miei vecchi giocatori» che dissolve del tutto l’infondata voce di un Aaron Craft inseguito dalla Pallacanestro Reggiana.
Dopo l’investitura ufficiale allo stoRE, sono in duecento ad attendere il nuovo coach in piazza per l’aperitivo da Prospero e lì arriva anche il patron Stefano Landi che brinda con la dirigenza al gran completo alla nuova era.
I lavori inizieranno ufficialmente la settimana prossima quando, con il rientro in città del ds Frosini, si inaugurerà ufficialmente il cantiere della stagione 2019/20.
Per ora c’è la folla elettrizzata. E, a conti fatti, è già un successo. —
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