Gazzetta di Reggio

Sport

Barozzi l’instancabile «Dopo la salvezza della Grissin Bon mi diverto col Baiso»

ADRIANO ARATI
Barozzi l’instancabile «Dopo la salvezza della Grissin Bon mi diverto col Baiso»

Il direttore generale della Pallacanestro Reggiana non è andato in ferie: prima deve portare a termine una missione 

4 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

ADRIANO ARATI

Sei giorni e mezzo in ufficio, qualche ora sul campo a inseguire la gioia di sempre.

È una vita piacevolmente dominata da un’eterna passione dello sport, quella del direttore generale di Pallacanestro Reggiana Filippo Barozzi.

Domenica scorsa Barozzi, portiere dall’età di 5 anni, ha indossato di nuovo i guanti disputando gli ultimi minuti del primo turno del sempre sentitissimo Torneo della Montagna con la maglia del suo Baiso Secchia.

Dopo tante stagioni come giocatore a tempo pieno e un inevitabile calo dell’impegno dovuto all’aumento dei carichi professionali, in questo 2019 Barozzi ha deciso di tornare a dare una mano alla squadra del suo paese, coprendo le spalle al titolare nel netto 5 a 2 rifilato al Felina.

Uno sprazzo di passato con idee chiare, incise anche sui guanti, dove spicca la scritta «il calcio è gioia».

E questa rimane la base: «voglio affrontare questa avventura con gioia e serenità, mai come quest’anno il Baiso è una formazione giovane che deve vivere il torneo con tranquillità. E io credo di poter portare anche la mia esperienza di vita, in questo senso», racconta Barozzi.

Oggi lei è un volto notissimo per tanti appassionati di sport, ma collegato al basket. Il primo amore, il calcio, non si scorda mai?

«Io amo lo sport da sempre, ho questa passione e poter lavorare in questo ambito per me è davvero gioia. Il lavoro mi impegna a tempo pienissimo, ma quest’anno ho voluto provare a staccare qualche ora per tornare sul campo».

Il campo da calcio è casa sua sino da bimbo, no?

«Ho iniziato a giocare a 5 anni alla Virtus Roteglia, mi hanno messo subito i guanti da portiere e da loro ho sempre giocato in porta. A Roteglia, al Sassuolo e poi nei campionati dilettantistici».

Il ruolo era nel suo destino famigliare, giusto?

«Mio padre è stato il portiere del Baiso negli anni più brillanti del Torneo della Montagna, quello delle finali e della vittoria con il Collagna. Ma si è ritirato prima che io nascessi, l’ho visto solo in cassetta».

Al basket come è arrivato?

«Sempre grazie al calcio, grazie ad un’intuizione di Alessandro Dalla Salda, che ho conosciuto al Torneo della Montagna». Davvero? «Dalla Salda, assieme a Stefano Zanni e a Massimo Varini, ha operato come dirigente del Baiso al Torneo della Montagna e lì ci siamo conosciuti. Ed è arrivata la proposta di entrare in società come team manager».

Aveva poco più di vent’anni. Un bel salto?

«Non ho avuto molti dubbi, la mia passione per lo sport è fortissima, era una bella opportunità per lavorare nel mondo in cui ho sempre desiderato muovermi e l’ho seguita».

In contemporanea, ha praticamente smesso di giocare. Una scelta dolorosa?

«Era impossibile riuscire ad allenarsi e a fare sport con la dedizione necessaria, lavorando in società. Il nostro impegno è molto alto. Ma io sono stato felice della scelta, avevo già realizzato da alcuni anni che da atleta non avrei potuto trasformare lo sport nella mia vita».

Non è un po’ drastico? «No, avevo capito che come giocatore non avevo le qualità per trasformare quell’amore in un percorso di vita. E quando è arrivata l’opportunità con il basket ero pronto. Altri magari continuano ad inseguire il sogno in un altro modo, ma io avevo le idee chiare».

Da team manager a direttore operativo. E ora direttore generale. Di tempo per il calcio ne rimane sempre poco, salendo di grado?

«Il tempo è pochissimo, soprattutto per come vivo io questo lavoro, dedicandomi sempre a tutti gli aspetti della società. Non c’è possibilità di fare sport seriamente, anche in questa fase in cui non c’è il campionato ci sono sempre necessità e impegni».

I l Torneo della Montagna è almeno un’oasi di ossigeno?

«Dopo una stagione piuttosto travagliata per noi, diciamo che è un modo per sorridere e divertirsi qualche ora ogni settimana nel mio paese».

Ora il Montagna entra nel vivo. Chi lo vincerà? Il Baiso?

«Quello che posso dire è mai come quest’anno, per via di parecchi infortuni, il Baiso Secchia è una squadra giovani che deve pensare a vivere l’esperienza con serenità.

In questo ci sta aiutando molto un allenatore come Lauro Bonini, con le sue qualità umane. Dobbiamo ricordarci che il calcio è gioia, l’ho scritto anche sui guanti». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google