Da Pupone a Gladiatore, 30 anni conditi da estro, ironia e generosità
La frase-simbolo della sua sfacciataggine detta a Pirlo prima del rigore contro l’Olanda nella semifinale europea 2000: «Mo je faccio er cucchiaio»
ROMA. Trent'anni di Roma e di amore dissolti in un soffio. A due anni dall'addio al calcio giocato, e a 18 esatti dalla conquista del suo unico scudetto, Francesco Totti lascia definitivamente la squadra della sua vita, dimettendosi anche da dirigente. Dal giorno in cui entrò nelle giovanili della Roma, a 12 anni “scippato” alla Lazio che lo aveva preso dalla Lodigiani, fino al divorzio di ieri è stata una parabola fatta di gol e classe, cadute e polemiche, tutto nel segno della Roma e di Roma, di cui è divenuto nel bene e nel male simbolo, per scelta e a volte perfino suo malgrado.
L'ironia, l'accento marcato, la vocazione naturale alla battuta, ne fanno un campione del romanismo e un produttore instancabile di battute, gag e gaffe. Una seconda vita rispetto a quella del calciatore. «Mo je faccio er cucchiaio», disse a Pirlo prima di battere il rigore all'Olanda nella semifinale di Euro 2000: e rimase il titolo della sua sfacciataggine. Il cordone ombelicale con Roma e la Roma non si spezzerà mai, con una maratona di 30 anni e impreziosita da 307 gol.
Da calciatore ha festeggiato le nozze d'argento con la prima squadra, la fine di una favola destinata alla leggenda del calcio perché il n.10 giallorosso è considerato un campionissimo ammirato da tutto il mondo. Una carriera inimitabile, a dispetto dei pochi titoli in bacheca, dai campetti in cui cominciò a giocare con la maglietta dell'allora Smit Trastevere fino all'Olimpico, sempre con la stessa voglia di stupire e divertirsi, di inventare calcio e di segnare valanghe di gol, un idolo per generazioni di ragazzi cresciuti studiando le sue magie. Da Pupone a Gladiatore, dai libri di barzellette a quelli da Cicerone nella sua città, dallo scudetto al titolo mondiale, da ambasciatore dell'Unicef agli spot di successo pieni di ironia con la moglie Ilary Blasi, oltre a tanta silenziosa beneficenza. Questo e molto altro c'è nel fantastico mondo di Totti, il romano più famoso dopo Alberto Sordi, uno dei pochi punti fermi di una città in declino, omaggiato perfino dagli ultrà della Lazio. —
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