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L’ex Sbaffo ci presenta Alvini «Grande colpo della Regia»

Gian Marco Regnani
L’ex Sbaffo ci presenta Alvini «Grande colpo della Regia»

Il centrocampista ha giocato con l’allenatore di Fucecchio all’Albinoleffe «Predilige la fase offensiva e vuole che i calciatori si propongano sempre»

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REGGIO EMILIA. «Alvini è un grande colpo per la Reggiana, un vero lusso per la Serie D». Alessandro Sbaffo non usa mezze parole per commentare l’arrivo del nuovo tecnico granata che il centrocampista classe ‘90 ha conosciuto bene all’AlbinoLeffe nella stagione 2017/18, dove insieme hanno conquistato l’accesso inatteso ai playoff, e nei primi tre mesi della successiva. Con Alvini in panchina Sbaffo ha collezionato 31 presenze il primo anno e 12 il secondo prima dell’esonero del tecnico toscano, cancellando la stagione in chiaroscuro in maglia granata con Colucci prima e Menichini poi.

«La Regia ha scelto un allenatore forte e con le idee chiare, una persona vera e sanguigna - sottolinea Sbaffo -. Deve essere stata una scelta molto ragionata, immagino dunque che la società si sia prefissata l’obiettivo di raggiungere risultati importanti. D’altronde a Reggio e ai suoi tifosi stava stretta persino la Serie C...».

Dalle sue parole si evince la grande stima che nutre nei confronti di Alvini…

«Sì, ho un bel rapporto con lui. È sicuramente un allenatore diverso da tutte le altre persone che ho conosciuto negli ultimi anni».

Quale aspetto di Alvini l’ha colpita maggiormente?

«È uno che dice sempre la verità in faccia alle persone, una persona che non ha problemi a mettersi contro un giornale o un giornalista anche se di solito questi atteggiamenti possono costare caro nel mondo del calcio».

È un personaggio molto diretto come Leonardo Colucci?

«Entrambi sono allenatori schietti e nel modo in cui stringono i rapporti umani con i giocatori possono assomigliarsi, ma per tutto il resto sono decisamente agli antipodi. In campo Alvini e Colucci hanno un modo diverso di porsi e di allenare, la loro gestione tattica della squadra e del gruppo non si possono minimamente paragonare».

Qual è l’idea di calcio di Alvini?

«Pratica un calcio veloce e moderno, per certi versi simile a quello dell’Atalanta di Gasperini. Con l’AlbinoLeffe il mister partiva solitamente da una difesa a tre con due esterni a tutta fascia, poi alternava uno o due mediani con due attaccanti. Parlare di moduli e ruoli precisi però è sbagliato, io stesso mi alternavo un po’ da regista e un po’ da trequartista».

Quindi ci dobbiamo aspettare un tipo di gioco molto propositivo...

«Diciamo che le squadre di Alvini non aspettano gli avversari nella propria metà campo. Il mister predilige la fase offensiva, vuole che i suoi giocatori si propongano sempre e siano forti nei contrasti».

Lei ora è svincolato. Se arrivasse una telefonata da Reggio cosa risponderebbe?

«Due chiacchiere con il mister le farei volentieri, poi a Reggio sono stato benissimo e non a caso torno spesso in città dove ho ancora tanti amici. Se mi dovessero chiamare valuterei certamente la proposta, poi però ci sono altre dinamiche...».

La Serie D, per esempio?

«Fare la D a Reggio vale più che andare in Serie B da altre parti, secondo me. Spero solo che la società trovi la serenità e la solidità che è mancata negli ultimi anni perché con un allenatore come Alvini si può solo lavorare bene. Quella di Reggio Emilia è una piazza importante che merita di tornare in altri palcoscenici. In futuro tornerei volentieri».

I tifosi reggiani forse non hanno mai conosciuto il vero Sbaffo…

«Non so cosa pensino di me, io posso solo dire che a Reggio mi sono ambientato bene anche con la famiglia e ho dato tutto quello che avevo. La fortuna di certo non è stata dalla mia parte, considerati i tanti infortuni». —

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