Lo ha allenato negli Esordienti ora Bocelli gli dà un consiglio «Mastour, riparti da Reggio»
Si può parlare di talento sprecato per un ragazzo che ha appena compiuto 21 anni, con una vita calcistica davanti? Forse sì, se si analizza il caso di Hachim Mastour.
Dopo l’adolescenza passata tra continui elogi sulle sue prodezze col pallone e video pubblicitari in compagnia di Neymar, il calciatore italo-marocchino ha finito per essere schiacciato dalle eccessive pressioni. Una volta lasciato il settore giovanile della Reggiana destinazione Milan Mastour si è infatti definitivamente perso, ed un lungo peregrinare tra Spagna, Olanda e Grecia non ha pagato. Ora è in svincolato, in cerca dell’ennesima squadra.
«Il tempo è ancora dalla sua parte, serve però un cambio d’atteggiamento». Parola di Giancarlo Bocelli, suo allenatore nell’esperienza granata.
Bocelli, cosa sta succedendo a Mastour?
«Non ha sfruttato le qualità che aveva e le opportunità che gli sono state concesse. Io ho allenato Mastour nella stagione 2009/2010, categoria Esordienti. Era stato preso dalla Reggio Calcio e si capiva che era un fenomeno. Aveva delle doti tecniche fuori dal comune, però già si intravedevano difetti caratteriali che l’avrebbero poi penalizzato in seguito. Andava a Milano a fare stage ed era affiancato da un procuratore: si sentiva quindi più bravo di tutti gli altri compagni, e io ho avuto più di uno scontro con lui a riguardo».
La mancanza di umiltà potrebbe quindi essere un fattore rilevante di questa parabola discendente?
«Nel calcio non conta solo la tecnica ma anche valori morali come il rispetto, il sacrificio. Quando un ragazzo che gioca ancora nelle giovanili firma già autografi o realizza video in continuazione capisci che non andrà da nessuna parte. Mastour è stato gonfiato a livello mediatico mentre si doveva invece proteggerlo, lavorando sui difetti e insegnandoli a volare basso».
Nonostante i palesati limiti caratteriali, come si spiega anche questa involuzione tecnica?
«Se diversi allenatori non ti fanno mai vedere il campo un motivo c’è. Chi l’ho ha allenato in questi ultimi anni ha sempre fatto capire che la voglia di sacrificarsi era pari a zero o quasi. Già sotto la mia guida non è che si facesse proprio amare dai compagni, proprio per questo suo atteggiamento di superiorità. Alla Reggiana era coccolato, in altre società non c’è tempo. Inoltre c’è anche un problema di continuità: tecnicamente non penso sia diventato un brocco tutto in una volta, ma ha buttato via 5 anni».
Lei è rimasto in contatto col giocatore? Quali consigli si sente di dargli per il suo futuro?
«Io non l’ho più sentito; in tutta onestà non è che avessimo un rapporto idilliaco, anche se gli voglio bene. Lui deve ripartire da zero, andando a giocare in categorie più basse e dimostrando quello che può valere. Non serve a niente andare all’estero o cambiando continuamente squadra nella speranza di ritrovarsi. Non mi preoccupa la tenuta fisica, va fatto un lavoro importante a livello di testa».
Per “ripartire da zero” intende anche in serie D, in maglia granata?
«In una società come la Reggiana e in un ambiente come quello di Reggio Emilia io ripartirei anche dalla Serie D». —
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