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«Al di là della sconfitta finale costruimmo qualcosa di magico»

N.V.

Flavio Fioretti, vice allenatore biancorosso nella stagione 2014/15 oggi a Cremona vice di Meo Sacchetti che vinse lo scudetto al Bigi 

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il protagonista

Flavio Fioretti nella stagione 2014/15 era il vice allenatore della Grissin Bon.

Sono passati quattro anni dalla finale persa con Sassari. Ripensandoci oggi, prevale più l’orgoglio o il rammarico?

«Sicuramente l’orgoglio. Arrivare all’atto conclusivo del massimo campionato italiano è un onore ed è per pochi: solo due squadre all’anno ci riescono e, a prescindere dall’esito, è da considerare un risultato straordinario. Quella finale poi è arrivata dopo un percorso di quattro anni molto intensi, che ci hanno visto partire dalla salvezza in extremis in Legadue per arrivare alla promozione in A, alle Final Eight di Coppa Italia e alla conquista dell’Eurochallenge, la prima coppa internazionale del club. Abbiamo costruito qualcosa di importante, trascinati da un pubblico fantastico che rendeva il Bigi speciale».

Cosa le viene in mente tornando con l’orologio indietro a quel 26 giugno 2015?

«Gli ultimi secondi di partita, quando abbiamo realizzato di non essere riusciti a raggiungere un risultato straordinario. Purtroppo ci è mancata quel pizzico di cattiveria in più negli ultimi 5’ per portare a casa il match e conquistare lo scudetto. In ogni caso, ci inorgoglisce il fatto che quella sfida abbia riacceso la passione della gente per la pallacanestro italiana. Rammento infatti con molto piacere che sui giornali si parlava tantissimo di noi: Reggio e Sassari portavano qualcosa di nuovo al movimento del basket, facendo capire che con idee e progettualità si può sognare fino in fondo anche senza avere disponibilità economiche infinite».

Cosa le è restato di quella stagione?

«Ho avuto la fortuna di allenare grandi campioni. Ai playoff non posso non fare riferimento alle difficoltà contro Brindisi nei quarti di finale, anche se abbiamo poi avuto la forza per rigirare la serie a nostro favore espugnando il parquet pugliese in Gara 4. Quindi le sfide a Venezia, dove complice il caldo arrivavamo al 40’ stremati e pensavamo di non avere più le forze per giocare la gara successiva. Anche lì realizzammo qualcosa di importante andando a vincere la “bella” al Taliercio in condizioni fisiche non ottimali giocando una gran gara a livello offensivo e difensivo».

Che cosa si porta dietro di quel periodo?

«Il piacere di essermi relazionato con grandi persone dentro e fuori dal campo. Un gran affetto con i tifosi che vedo volentieri ogni qualvolta che passo dalle vostre parti, perché ho davvero vissuto quattro anni stupendi a Reggio e sono orgoglioso nel mio piccolo di aver contribuito a quella scalata di successo».

In questi due anni a Cremona è al fianco di Meo Sacchetti, che guidava proprio Sassari. Ne parlate o l’argomento è tabù?

«In realtà ne abbiamo parlato poco, accennando solo a qualche episodio di Gara 7».—

N.V.

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