Quattro anni fa al pala Bigi la notte nera della Grissin Bon
Il 26 giugno 2015 Sassari vinceva a Reggio Gara 7 della finalissima playoff Il dj e tifoso Benny Benassi: «Una grande delusione: meritavamo lo scudetto»
La sera del 26 giugno 2015 la Dinamo Sassari vinse in via Guasco Gara 7 della finalissima scudetto con la Grissin Bon, tra le lacrime di giocatori e pubblico biancorosso.
In questi quattro anni sono cambiate moltissime cose ed altri importanti traguardi sono stati raggiunti, ma i ricordi di ogni appassionato reggiano tornano spesso a quei giorni.
Sì, perché quella finale rimane il punto più alto della storia in serie A della Pallacanestro Reggiana, pur senza alzare. Un momento indimenticabile, nonostante lo scudetto sfumato, anche per quello che si creò attorno all’evento sportivo.
Quella squadra, guidata da Max Menetti, composta da un solido nucleo italiano impreziosito dai due assi lituani Kaukenas e Lavrinovic, riuscì infatti a conquistare tutta la città.
Ovunque non si parlava che delle imprese della Grissin Bon, e anche chi era estraneo al mondo della palla a spicchi venne travolto da quell’entusiasmo irrefrenabile che si riflettè poi anche in un boom di iscrizioni al minibasket. Qualche tifoso aveva già cominciato a sventolare il tricolore in una stracolma piazza della Vittoria, dove era allestito un maxischermo, quando Kaukenas rubò palla per il + 5 a 47’’ dal gong finale di Gara 6.
I canestri impossibili di Logan e Dyson e gli errori del biancorosso Cinciarini portarono però la sfida a Gara 7 che si giocò in un Bigi rovente e gremito in ogni ordine di posto.
«Ricordo ancora la lunga attesa e la tensione durante il match - afferma Benny Benassi, noto dj e grande tifoso della Pallacanestro Reggiana -. Il nostro palazzetto era incendiato e i ragazzi volevano a tutti i costi regalare alla città quel meritatissimo scudetto. Tutti ci credevamo, io per primo. La sera di Gara 7 sono tornato a casa più triste che deluso, amareggiato per quella squadra che aveva dato tanto e non era riuscita nell’impresa, per l’impegno che aveva dimostrato e per il lavoro che aveva fatto».
Sì, perché non bastò una partenza a razzo (21-4): Sassari ricucì punto su punto e riuscì ad avere la meglio nell’ennesimo finale in volata della serie.
Per l’ambiente biancorosso fu una delusione tremenda, anche se grande fu la riconoscenza riservata alla squadra nella festa del giorno seguente in centro storico. Riguardando quelle immagini prevale quella sensazione di rimpianto e sconforto, ma emerge anche la profonda convinzione che sia vissuto qualcosa di molto intenso per pathos, adrenalina e per le emozioni che solo lo sport sa regalare. La speranza di tutti è di tornare presto a riviverle sperando in un esito diverso, con la consapevolezza che non sarà però semplice, considerata l’ultima disgraziata stagione e le tante incognite legate al futuro dopo l’annuncio dell’addio al termine della prossima stagione del patron Landi.
Benny Benassi è però fiducioso: «Sono molto orgoglioso di ciò che fa e ha fatto la nostra società e la seguo con molto interesse pur non essendo un esperto di basket. La pallacanestro è uno sport duro e impegnativo soprattutto per chi sta in campo, e disattendere le aspettative che città e tifosi ripongono in te non è sicuramente facile. Ora però si riparte e non vedo l’ora di vedere coach Buscaglia al lavoro. Sempre forza Pallacanestro Reggiana». —
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