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«Lavoriamo per crescere i nostri ragazzi anche al di là del campo»

Linda Pigozzi
«Lavoriamo per crescere i nostri ragazzi anche al di là del campo»

Andrea Menozzi, responsabile della cantera della Pallacanestro Reggiana «Tutti gli atleti vanno aiutati a sviluppare il proprio potenziale, qualunque sia»

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«Non si fa questo mestiere per i soldi o per la fama, se vuoi quelli ti occupi dei senior. Se scegli di occuparti dei ragazzi, sai quello che ti aspetta. Crescere un ragazzo in un momento decisivo come è l’adolescenza, è impegnativo, ma può lasciare tanto e creare rapporti duraturi».

È lì, in quello che nasce in anni di sudate in palestra, l’essenza più profonda del lavoro di Andrea Menozzi.

Fresco di rinnovo triennale, il 52enne responsabile del settore giovanile della Pallacanestro e tecnico informatico part time all’istituto professionale Motti, è da decenni uno dei pilastri del club biancorosso.

Le sue mani hanno plasmato giocatori divenuti poi Pro, così come tanti ragazzi finiti poi nelle minors reggiane e non, e svezzato pure decine di allenatori.

«Giocavo a basket - ricorda - e quando avevo 15 o 16 anni la mia allenatrice, Valeria Valeriani, passò ad allenare le ragazzine e mi chiese se volessi aiutarla. A quell’età l’idea di stare in mezzo alle ragazze era molto allettante (ride, ndr) e accettai subito. Un giorno, in palestra mi vide Doriano Chierici e mi portò in Pallacanestro Reggiana. Era il 1985 e da lì ho iniziato a fare l’assistente ai gruppi giovanili».

I gradi di responsabile della cantera, Menozzi, li assume dieci anni più tardi, quando Giordano Consolini passa ad allenare la prima squadra, liberando il ruolo. Ma la sua carriera s’è sviluppata anche al di fuori della “casa madre”.

«Ho allenato la B2 a Castelnovo Sotto, seppur squadre giovani, e a Roma per una stagione il “College Italia”, un progetto della federazione, che portai a vincere lo scudetto Under 20. Ho avuto esperienza anche come terzo assistente della prima squadra biancorossa, anche in stagioni in cui si affrontavano coppe europee. È stato un passaggio fondamentale - ammette - perché è importante comprendere come si conclude il percorso».

Mai pensato al mondo senior? «Sinceramente lo trovo poco interessante. È troppo di routine: le settimane sono sempre molto simili fra loro. Con i giovani, invece, l’attività è molto varia».

E impegnativa, ammette.

«Per i ragazzi conciliare un’attività sportiva che ti porta a essere tutti i giorni in palestra con l’essere studenti e adolescenti, non è facile. Già il fatto di giocare per la Pallacanestro Reggiana porta un surplus di aspettative, che arrivano non certo da noi ma dall’esterno, e che noi dobbiamo tenere in considerazione. In più, ci troviamo a gestire gruppi che hanno ragazzi con potenzialità diverse. La nostra missione è aiutare tutti a tirare fuori le potenzialità. Senza illudere nessuno. Non possiamo raccontare ai ragazzi che se si impegnano, diventeranno giocatori di serie A. Devono impegnarsi perché è importante farlo, in quanto servirà loro anche al di fuori del campo. Non si deve in alcun modo generare illusioni infondate, ma neppure va tolto a un ragazzino il sogno di diventare professionista. Io ritengo anche giusto che a 12 o 13 anni i ragazzi coltivino l’ambizione di arrivare in serie A».

È in ogni caso lunghissimo l’elenco dei ragazzi che Andrea Menozzi e lo staff del settore giovanile del club, nel corso degli anni hanno portato al professionismo o, comunque, a una carriera internazionale.

«La differenza la fa sempre la testa - sentenzia - ma bisogna aiutare i ragazzi, tutti i ragazzi, a sviluppare il proprio potenziale, qualunque esso sia. E considerare la loro crescita a 360°, riuscendo a proteggerli dall’esterno. In foresteria ospitiamo gli atleti che vengono da fuori e che vanno seguiti in ogni aspetto, non solo quello sportivo».

«Io - spiega - cerco comunque di tenere un minimo di distacco. Sono il loro allenatore e quello che li selezionerà ed è giusto e importante rispettare i ruoli. Ci sono rapporti che sbocciano dopo, perché quando condividi momenti emotivamente importanti in anni determinanti per la crescita, si formano legami che poi restano. Conservo rapporti con ragazzi che ora sono sposati e hanno figli. Altre volte, non tante, i rapporti si sono interrotti, ma è normale: non si può piacere a tutti e non sempre la schiettezza è apprezzata. Per fortuna, però, l’aver condiviso esperienze ed emozioni, spesso resta». —



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