Gentile: «Un bellissimo momento A Reggio il mio punto più alto»
Il play di Maddaloni fu determinante nel successo in finale con Milano «Si respirava aria positiva, c’erano ambizione e grande entusiasmo»
L’intervista
Se la Supercoppa del 2015 si trova ora nella bacheca biancorossa, tanto lo si deve a Stefano Gentile. In quella squadra composta da grandi campioni tutti furono fondamentali, ma fu proprio il play di Maddaloni a risultare determinante nella kermesse torinese, caricandosi la squadra sulle spalle e trascinandola al successo.
Che ricordi ha di quella Supercoppa?
«Sicuramente sono dei bellissimi momenti. Il gruppo era rinnovato rispetto all’anno precedente, si respirava aria positiva e c’erano entusiasmo ed ambizione. Mi sentivo quindi molto responsabilizzato, ero il play titolare della squadra ed ero orgoglioso di farne parte recitando un ruolo da protagonista. In semifinale da parte dei reduci dalla finale scudetto c’era voglia di rivalsa, ma noi nuovi avevamo portato quella freschezza in più che ci ha poi permesso di conquistare il trofeo».
In diversi sostengono che in quell’occasione si è assistito alla versione migliore di Gentile in terra reggiana. È d’accordo?
«Sì, è vero. Purtroppo non ho trovato la continuità che speravo di ottenere per via dei molteplici problemi fisici. Reggio non ha potuto disporre del mio 100%, a parte qualche sprazzo come appunto in Supercoppa e all’inizio della stagione successiva. Mi è rimasto sempre l’amaro in bocca perché non sono stato fortunato».
La stagione 2015/16 si chiuse dove era cominciata in Supercoppa, con la sfida alla corazzata Milano in finale scudetto. Al completo e senza intoppi avreste potuto vincere la serie o l’Armani era imbattibile sulle 7 gare?
«Sono convinto di sì: eravamo più forti. In squadra avevamo dei giocatori veramente di altissimo livello come Kaukenas, Lavrinovic, Veeremenko. Noi italiani davamo poi il nostro fondamentale contributo, e penso che se fossimo tutti arrivati in perfette condizioni fisiche avremmo potuto costruire qualcosa di importante, anche se un 4-2 in finale scudetto è comunque da prendere in considerazione come un grande risultato».
Sente ancora qualche compagno di allora?
«Ho dei parenti che vivono a Reggio, e quindi ogni tanto capita di trascorrere del tempo in città. Ho vissuto un periodo molto positivo e mi sono lasciato bene con tutti, dal custode al dg Barozzi. Oltre a Polonara con cui ho giocato quest’anno a Sassari, via social comunico con Needham. Mi sono poi sentito anche con Darius Lavrinovic e Kaukenas, mentre quest’anno in coppa europea ho giocato contro Veeremenko. Continuo a conservare un rapporto cordiale con tutti quelli che hanno preso parte a quell’avventura».
A Reggio si è aperta l’era Maurizio Buscaglia…
«È un cambio di rotta: le squadre di Buscaglia non devo presentarle io, sono improntate sulla difesa e sulla fisicità. A queste caratteristiche si affiancherà la tradizione italiana che da sempre la Pallacanestro Reggiana conserva». —
N.V.
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