Poeta: "Sarò il collante della nuova Grissin Bon"
Il nuovo play è stato presentato ufficialmente nella sede della Pallacanestro Reggiana
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REGGIO EMILIA. Quello che è mancato nelle ultime stagioni, quello che quelli bravi oltreoceano chiamano “Glue guy”: ecco Peppe Poeta.
Un collante, in buona sostanza.
Non ancora 34enne, il nuovo play biancorosso ha accumulato esperienze anche fuori dai confini nazionali (Baskonia e Manresa) e s’è già pienamente calato nel ruolo di uomo spogliatoio della nuova Grissin Bon, seppure la squadra sia quasi del tutto da costruire.
«Appena ho capito che c’era la possibilità di venire a Reggio, non ho avuto dubbi: tanto che la trattativa è durata dodici ore» premette, in un tripudio di sorrisi.
«La Pallacanestro Reggiana è un modello, negli ultimi dieci anni almeno in serie A - dice -. Qui, il mio compito penso sia prima di tutto far capire agli americani che verranno, ai rookie e agli italiani giovani il senso d’appartenenza e il valore della maglia che indosseranno. È una maglia importante e prestigiosa. Ed è una maglia alla quale la gente tiene tantissimo. A Reggio Emilia c’è una grande passione per il basket, l’ho capito immediatamente dopo la mia firma leggendo i messaggi d’affetto sui social. Tutto questo dopo una stagione difficile, ma la voglia di ripartire che si respira qui dà grande carica».
È già nel ruolo, Poeta, sostanzialmente perché l’ambiente reggiano non gli è del tutto nuovo, anche se il biancorosso in carriera non l’aveva mai vestito prima.
In più il nuovo play dimostra di essere già connesso con lo staff tecnico e dirigenziale.
«Conosco benissimo Maurizio Buscaglia. Mi ha allenato a Trento in una stagione in cui insieme abbiamo raggiunto una semifinale d’Eurocup e una semifinale di Coppa Italia: sono contento di ripartire con lui. A 33 anni non si ha voglia di ripartire da zero e stavolta sento che non lo sto facendo. Con Fro (il ds Alessandro Frosini, ndr) ho sempre avuto un ottimo rapporto. Conosco anche Federico (il vice Fucà, ndr). Non è tutto nuovo per me. Questa connessione già presente aiuterà il processo di inserimento sia mio sia poi a cascata di tutti gli altri», spiega.
Parla già da capitano, Poeta?
«Il feeling umano che ho avuto con la società al primo impatto, con Filippo Barozzi e con gli altri, hanno fatto sì che non avessi dubbi. Sono convinto della mia scelta. Percepisco che ci sono tutte le premesse per far bene. Poi non sarà facile partire da zero. Non ho idea se sarò il capitano. Il mio atteggiamento non cambierà sia se lo sarò sia se non lo sarò. Ho sempre fatto il collante, tanto in nazionale quanto nelle squadre di club. Mi piace vivere lo spogliatoio, mi piace trovare empatia umana: quando c’è quella, le cose vanno nettamente meglio».
A Torino, in tal senso, non è però stata un’annata facile.
«Non è stato difficile umanamente - spiega - perché erano tutti bravi ragazzi ma quando ci sono grandi problemi, quando non percepisci lo stipendio per molti mesi poi diventa difficile...».
La situazione vissuta da Torino la scorsa stagione, non è stata l’unica, tanto che la serie A perde sempre più pezzi.
«Tanti club sono in difficoltà. Come uscire da questa situazione? Il primo step è non fare il passo più lungo della gamba. Anzi, bisogna tenersi un margine. La tassazione poi non aiuta. In Italia è troppo alta. Io ho giocato in Spagna e là la tassazione è più bassa e le società vengono agevolate, visto che sono permessi i contratti d’immagine».
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