Vi siete accorti di noi, ora lasciateci giocare e sognare in grande
IL COMMENTO
REBECCA POLUZZI
Sì, sono ragazze. E sì, giocano a calcio. Per di più lo fanno dannatamente bene, perché se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, la Nazionale Italiana di calcio femminile è tra le migliori otto al mondo. Certo tutti ne parlano, ma la domanda è: c’è qualcuno che ascolta? Non la telecronaca o l’intervista al 90’ minuto, bensì la voce di un movimento stanco di essere sottovalutato e vittima di pregiudizi, pronto a sbocciare da anni e che solo ora, grazie allo spettacolo offerto dalle azzurre ai Mondiali di Francia può mostrarsi in tutto il suo splendore, far innamorare di sé milioni di italiani, prendersi quanto gli spetta. L’animo rosa del calcio è sceso in campo e vi assicuro che non smetterà di correre e combattere fino a quando non otterrà la sua vittoria più importante.
Nessuno di noi l’ha mai fatto, da Milena con le sue ragazze per riportare la Nazionale al mondiale dopo 20 anni alla nostra piccola realtà reggiana, dove noi, un gruppo di ragazzine abbiamo riconquistato la Serie A dopo anni di sconfitte e delusioni.
Negli anni ognuna di noi ha preso la propria strada, ma la nostra risposta è stata e sarà sempre la stessa: sappiamo giocare a calcio e ve lo dimostreremo. Siamo cresciute nei settori maschili tra critiche e pregiudizi, ci siamo allenate talvolta senza un campo da gioco, abbiamo giocato una partita tra i chiodi in campo per l’assenza di rispetto nei nostri confronti. Non ci siamo arrese, noi sostenute da Betty Vignotto, una vita dedita alla Reggiana Calcio Femminile, dal mister Federica d’Astolfo che ci ha cresciuto, dal tifo di genitori e nonni, dai dirigenti: Anna con le sue urla e Nico con i suoi silenzi.
Questi sono i volti del calcio femminile di una città, ma in qualche modo lo sono di un movimento intero, persone comuni che non hanno mai smesso di credere in una svolta. E finalmente il cambiamento è vicino, ma affinché si realizzi è giunto il momento che sia riconosciuto il professionismo e l’emancipazione dal calcio maschile.
Un paradosso? No, onestà nel legittimare l’identità e il valore del volto femminile dello sport più amato nel nostro paese, ma ai più sconosciuto o ignorato. Perché quelle ragazze scese in campo per rappresentare la nazione, sono trattate da questo stesso paese come semplici dilettanti, prive di diritti fondamentali in ambito lavorativo, tra i quali contributi previdenziali, tutela alla maternità e contratti tipo, costringendo le calciatrici a vagare nell'oblio di rimborsi spese e guadagni limitati. Per chi oggi scopre nel gioco delle azzurre un divertimento, sappiate che dietro vi è un movimento, fatto di donne capaci dopo un giorno intero di lavoro, di mettersi in macchina per ore e raggiungere il campo d’allenamento, di genitori coraggiosi che hanno permesso alle loro figlie di poter coltivare la loro passione fregandosene degli sguardi giudicatori altrui e sportive che hanno dedicato la loro vita per sostenere squadre femminili sul baratro della bancarotta. Ecco, per se stesse, per queste e tantissime altre persone le ragazze della nazionale sono scese in campo. Non lasciamo che questo entusiasmo sia un fuoco di paglia.
Ancora troppo spesso si sente di bambine impossibilitate all'integrazione nelle scuole calcio, partite di cartello con spalti vuoti, arretratezza del nostro calcio rispetto a quello estero. Nessuno nega che sarà difficile, qualcosa è già cambiato, passi da gigante sono stati compiuti tramite i club maschili e diritti televisivi, ma ancora non basta, anche nel nostro piccolo si può contribuire. Portate le vostre figlie a giocare se è quello che vogliono fare, non temete conserveranno la loro femminilità, se invece avete figli calciatori insegnate loro a rispettare le compagne, anche se sono più forti di lui. Andate a vedere al Mirabello le campionesse di Serie A e fate una foto con Betty Vignotto, perché quando il calcio femminile sarà famoso scoprirete di avere uno scatto con una delle attaccanti italiane più forti di sempre. Sostenete le ragazze italiane a ogni livello perché non sempre accadrà come nella nostra città, dove la Reggiana Femminile, vinto la Coppa Italia, fallisce e ricomincia da un gruppo di quindicenni che dopo anni riportano la squadra in serie A. Ho gioito per un gol allo scadere, ho pianto per una sconfitta, mi sono rialzata dopo un fallo. Il calcio non ha sesso ma solo emozioni, permettete di farle vivere a qualsiasi bambina, che come me ha preferito alle scarpe da ballerina quelle con i tacchetti. Cara Italia, non temere, il calcio femminile non mollerà la presa. Non l’ha mai fatto. E riuscirà ad incantarti ancora. —
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