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Ritmi latini alla Regia Espeche e Rodriguez sognano il salto con la maglia granata

Roberto Tegoni
Ritmi latini alla Regia Espeche e Rodriguez sognano il salto con la maglia granata

L’argentino sembra un duro, ma in campo è molto corretto Il cubano punta tutto sulla velocità e l’uno contro uno

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Prendete un difensore centrale sudamericano. Magari argentino. Aggiungete una bella barba folta. Stupidamente qualcuno potrebbe già pensare a un rude stopper, falloso, scorretto in campo e magari antisportivo. O magari no. Perché Marcos Espeche, da Cordoba, alla più sciocca apparenza può ricordare il primo profilo: un “giocatoraccio”, brutto sporco e cattivo. Poi leggi le statistiche e… sorpresa! Mai espulso nella sua ormai lunga carriera italiana, passata tra Lucca – sette stagioni, tra le quali il campionato di serie D vinto ai danni della Correggese) e Gubbio nello scorso campionato. Argentina, Portogallo, Tunisia e Spagna nel suo passato. Nasce centrocampista, si riscopre difensore per meriti di mister Giacomo Lazzini. Destro di piede, buona visione di gioco, aggressività, tempismo e anche tiro dalla distanza.

«In C sono arrivato abbastanza tardi, a 29 anni (ora ne ha 34, ndc), però la categoria la conosco abbastanza bene – ci spiega Espeche –. Collezionista di tibie? Non direi proprio, sono corretto ma gioco sempre al limite. Diciamo che se non sono mai stato espulso, le ammonizioni non mancano».

Giocatore esperto

Un giocatore esperto, dunque. Che ad un gruppo piuttosto giovane può portare un tassello importante in termini di maturità e personalità. «Come mentalità sono un giocatore che spinge sempre al massimo – confida l’argentino – perché se perdo le motivazioni, perdo tutto il piacere. Si parte con grande entusiasmo, azzero quanto fatto in passato e porto voglia e serietà nel lavoro quotidiano. Obiettivi? Giocare il più possibile, i play off sono alla nostra portata anche se il girone è molto competitivo». Una disamina oggettiva, viste le rivali con le quali i granata dovranno fare i conti (Padeova, Vicenza, Triestina...).

Bomber

L’altro centro-sudamericano della compagnia granata è Samon Reider Rodriguez.

Cubano di Guantanamo, 31 anni, ci si chiede cosa sia rimasto in lui del Paese di Fidel Castro, dal momento che, parlandoci, la cadenza è marcatamente toscana. Attaccante, all’occorrenza esterno di un tridente, Reider coltiva l’hobby della pesca («Ci vuole tanta pazienza, sono un tipo tranquillo») e prova a raccontarci brevemente la sua carriera. «Sono arrivato giovanissimo a Castelfiorentino (in provincia di Empoli, ndc) dove ho iniziato a dare i primi calci al pallone – spiega il neo attaccante granata – poi ho iniziato a fare serie D, C1, C2 in giro per l’Italia».

Poi il ritorno a Castelfiorentino, Eccellenza, e l’approdo al Seravezza Pozzi, serie D toscana. Più di 60 gol nelle ultime quattro stagioni. Ora il ritorno in terza serie.

«In serie C mi facevano fare l’esterno e segnavo di meno. Le mie caratteristiche? La velocità, l’uno contro uno, attacco gli spazi senza trovare difficoltà tra una fascia e l’altra – spiega il cubano –. Per me essere alla Reggiana rappresenta una grande sfida, tornare tra i professionisti e misurarmi col calcio che conta».

Infine, un pensiero per i cubani e Cuba, dove ha lasciato papà e fratelli: «La vita là è dura, c’è poco lavoro, ma il bello di quei posti è che i cubani sono un popolo straordinario, che si arrangia, non si stressa e vive felice con poco». —





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