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Emozione biancorossa 

«La vittoria in Eurochallenge per sempre nei nostri cuori»

Nicolò Valli
«La vittoria in Eurochallenge per sempre nei nostri cuori»

L’ex capitano della Grissin Bon, Antonutti, ricorda la finale al PalaDozza «Giocare quell’incontro in Italia e davanti ai tifosi reggiani fu meraviglioso» 

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Per molti è l’uomo della promozione in serie A, per altri il tiratore mortifero che spaccava le difese a suon di triple. Michele Antonutti è però soprattutto il capitano della squadra che si aggiudicò l’Eurochallenge. E fu proprio lui, in un PalaDozza vestito a festa, il 27 aprile 2014 ad alzare la coppa verso i tifosi. Oggi in forza alla “sua” Snaidero Udine, il capitano è comunque rimasto molto legato alla Pallacanestro Reggiana e alla città di Reggio.

Antonutti, quell’avventura è ancora viva nei suoi pensieri?

«Fu un’esperienza stupenda, anche perché era da anni che una squadra italiana non si imponeva in una competizione europea. La nostra vittoria quindi fu interpretata come un simbolo della rinascita del basket tricolore in Europa. Alzare il trofeo in qualità di capitano fu un’emozione indescrivibile che ancora porto dentro, e credo che anche per Reggio rimarrà un momento indimenticabile. La Coppa assumeva la stessa importanza del campionato, e le cene al “Paprika” erano occasioni di ritrovo e condivisione: ogni partita era quindi una festa, sia in campo che dopo».

Ospitare la Final Four risultò determinante?

«Eravamo una squadra tosta, perché il roster era composto da giocatori che hanno fatto carriere importanti giocando per società blasonate. Inoltre in quell’Eurochallenge c’erano squadre veramente di livello, penso per esempio alle compagini russe. Giocarla in Italia e soprattutto davanti al pubblico reggiano fu qualcosa di meraviglioso, per non parlare di tutti i sostenitori che ci accolsero al ritorno a Reggio».

Quanto fu importante l’arrivo a stagione in corso di Rimantas Kaukenas?

«Kaukenas ci ha insegnato un aspetto importantissimo: cosa vuol dire preparare una partita o un evento per vincere. Arrivò con grande rispetto, senza mettere i piedi in testa a nessuno, ma anzi cercando di assecondare quello che la squadra chiedeva da lui. Rimas ha permesso a Reggio di crescere tanto da un punto di visto professionale, e il fatto che mi abbia chiamato lo scorso settembre per la sua gara d’addio al PalaBigi fa capire lo spessore della persona».

Quell’Eurochallenge verrà ricordata anche per i lunghi viaggi in giro per l’Europa. Le viene in mente qualche aneddoto?

«Mi ricordo che per una trasferta decisiva in Russia (verso Samara, ndr) Riccardo Cervi venne fatto scendere dall’aereo perché giudicato troppo alto. Il team manager Filippo Barozzi fu quindi costretto a rimanere con lui e dormire in aeroporto in attesa di un volo successivo. Fu un avvenimento molto strano, ma che ci portò bene, perché poi riuscimmo a vincere quella partita, disputando un grande match e aggiudicandoci il pass per le Final Four».

A distanza di anni, è rammaricato per non aver messo piede in finale?

«Non penso a una sola gara, ma ad un percorso più lungo che ci ha portato fin lì. Abbiamo vinto tutti insieme, incarnando il vero spirito di squadra. L’unico obiettivo era portare a casa il trofeo, e questo indipendentemente dal minutaggio». —





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