«Al Casina chiedo di centrare il titolo che noi sfiorammo nel 2002»
L’appello del dirigente Matteo Domenichini ai biancorossi «Non vinciamo questa competizione da troppi anni»
Casina. Matteo Domenichini è sicuramente tra le figure più rappresentative del Casina: il dirigente biancorosso, oggi 45enne, ha vissuto il Torneo della Montagna da giocatore per oltre due decenni. «In alcune edizioni ho vestito la maglia del Leguigno - spiega il diretto interessato - Tuttavia, il mio percorso agonistico all’interno della competizione si è svolto in gran parte proprio nelle file del Casina. Anche se non vinciamo il Torneo dall’ormai lontano 1966, più volte siamo stati sul punto di poter ripetere quell’affermazione: in particolare io faccio fin da adesso un tifo incessante per i nostri ragazzi, nella viva speranza di vederli centrare un bersaglio che noi abbiamo davvero sfiorato nel 2002».
In quell'occasione eravate costantemente sotto i riflettori: venivate considerati tra le fuoriserie del tabellone, non è vero?
«In effetti, nelle nostre menti c’era la speranza di giocarci il titolo fino in fondo. Per capire il livello della squadra che avevamo, basta fare qualche nome: Loris Cornioli allenatore, mentre l’attuale ds dell'Arcetana Fabio Chiarabini rivestiva il ruolo di direttore sportivo. Tra i protagonisti in campo c'era nientemeno che l’attuale mister Stefano Chiesi».
Come si sono infranti i vostri sogni di gloria?
«Purtroppo abbiamo perso la semifinale contro il Collagna, un’altra corazzata dell'epoca. Nonostante ciò, credo che quel Casina sia ancora ricordato con grande stima da parte di chi l’ha seguito: successivamente io ho allenato la squadra nell’edizione 2006, portando avanti un cammino meno brillante sul piano dei risultati ma comunque significativo».
Il Casina del 2002 era più o meno forte rispetto a quello che vedremo domenica?
«Credo che l’organico di oggi possa contare su qualcosa in più. Una ventina d’anni fa, molti esterni sentivano decisamente meno il clima del Torneo: arrivavano a Casina per onorare l’impegno preso, ma senza andare oltre il classico “compitino”. Al contrario, adesso gli esterni sono volenterosi e motivati proprio come i locali: l’amalgama tra le due componenti della squadra è perfetto, e ciò rappresenta uno tra i tanti motivi per nutrire ragionevoli speranze».
Quest'anno, voi non siete partiti con i favori del pronostico: qual è stata la chiave di volta che vi ha permesso di arrivare all’atto conclusivo?
«È vero che sulla carta c'erano delle realtà con un potenziale tecnico-agonistico maggiore: ad esempio il Baiso, o la Borzanese. D’altronde, io non sono poi così sorpreso di vedere il Casina in finale: i nostri ragazzi hanno dimostrato un’umiltà e una forza di volontà straordinarie, esprimendo costanti e visibili miglioramenti».
La sua ricetta vincente per battere il Cervarezza?
«Avremo di fronte un'avversaria che ha un gruppo consolidato, grandissimo protagonista di tutte le edizioni dal 2016 in avanti. Comunque sia, a questo punto non ci sentiamo secondi a nessuno: la via per piazzare l'impresa c’è, e il brio offensivo di elementi come Rizzuto e Addae potrà aiutarci a percorrerla con efficacia». —
N. R.
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