Fontecchio, l’ala biancorossa ha il basket inciso nel Dna
La madre e il nonno del nuovo esterno della Grissin Bon sono stati azzurri Il fratello affronterà le formazioni reggiane nel campionato di C Gold
Ha vissuto una carriera da predestinato, il nuovo biancorosso Simone Fontecchio.
Figlio e nipote d’arte, ha esordito a soli 17 anni in serie A, a 19 anni in Nazionale, poco più che ventenne si è ritrovato capitano di una delle società più prestigiose del basket italiano e a 21 anni ha debuttato in Eurolega con Milano.
Ora, dopo un triennio al vertice ma condito da pochissime opportunità di ribalta personale, prova a rilanciarsi a Reggio con la maglia della Pallacanestro Reggiana che l’ha fortissimamente voluto.
Pescarese classe 1995, è il figlio di Daniele, ostacolista di livello internazionale, e di Malì Pomilio, una delle migliori giocatrici degli anni ’80 del basket femminile italiano.
Anche il fratello maggiore di Simone, Luca, gioca ad alto livello, e dopo anni fra A2 e B ora è in C Gold al Bologna Basket 2016, con cui ha sfidato le varie formazioni reggiane del girone regionale.
Il retaggio è ancora più antico, visto che pure il nonno materno, Vittorio Pomilio, è stato un cestista di spessore, con diverse presenze in Nazionale.
Cresciuto nella Virtus Bologna, si è imposto davvero giovanissimo grazie a grandi doti atletiche. 203 centimetri d’altezza per poco più di 90 kg, agile, potente ed elastico, già nei primi anni in bianconero si è fatto valere con il suo impatto difensivo, aggiungendo progressivamente armi all’arsenale offensivo, fra cui una buona capacità di muoversi in post basso, vicino al canestro.
Nato come ala piccola pura, si è inevitabilmente adeguato ai dettami del basket contemporaneo con ruoli sempre meno definiti, e col tempo ha spesso lavorato come specialista sugli esterni puri o come lungo tattico, da ala forte di movimento.
Nel 2014-15, con maggior spazio a disposizione, vince il premio come miglior Under 22 della serie A.
L’annata seguente è sfortunata, segnata dalla retrocessione della Virtus sancita proprio all’ultimo turno dalla Grissin Bon, che sconfigge in via Guasco i bianconeri e li condanna all’A2.
Fontecchio, come tutti i compagni, si trova svincolato dai contratti professionistici in essere e accetta la ricca chiamata di Milano. Le sirene all’epoca erano tante, e una delle più fascinose era proprio quella con la voce di Reggio Emilia.
Il direttore sportivo Alessandro Frosini è da sempre grande estimatorie di Fontecchio ed ha provato a più riprese a portarlo in biancorosso, riuscendo alla fine a ultimare la missione.
L’addio ai tifosi di Bologna è turbolento, a causa di alcune incomprensioni coi tifosi che torneranno di attualità nel luglio scorso.
All’Olimpia targata Armani, il giocatore si trova inserito in un ambiente ambiziosissimo, con cui può disputare l’Eurolega ma in cui gli spazi sono ridotti. Le rotazioni privilegiano i veterani stranieri, e l’ala abruzzese ottiene utilizzi discreti soprattutto in campionato, senza mai però conquistare un ruolo stabile.
Nel dicembre 2017, alla ricerca di minutaggio e responsabilità, passa in prestito a Cremona, rinunciando a parte dell’ingaggio pur di favorire l’operazione.
Nel giugno 2018 torna a Milano per un’altra stagione passata in buona parte a sedere. Il rapporto con l’Olimpia si interrompe all’inizio di questa estate, Reggio e molte altre squadre si affacciano interessate. Fra loro, la Virtus Bologna, che presenta un’offerta a cui diventa difficile dire di no. Tutto fatto per il gran ritorno? Per nulla. La tifoseria mugugna e non poco, la società bianconera fa un brusco passo indietro e Fontecchio si trova di nuovo libero.
A quel punto, il matrimonio con Reggio è quasi inevitabile e, dopo una decina di giorni di trattative, si concretizza con la benedizione di coach Buscaglia.
Non un caso: il giocatore, con la sua fisicità, la sua capacità di cambiare ruolo e di muoversi dentro e fuori, sembra decisamente adatto al sistema del nuovo allenatore reggiano. —
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