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il caso mirabello 

«Lo stadio in centro? Alessandria e Ferrara ci dicono che è possibile»

Massimo Sesena
«Lo stadio in centro? Alessandria e Ferrara ci dicono che è possibile»

Lo dice il segretario della Reggiana Nicola Simonelli che però esclude un ruolo della società granata 

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Correva l’anno 1913 e il Mirabello era già lì, prima ancora che nascesse ufficialmente quella squadra di calcio che poi ne avrebbe fatto il teatro delle sue imprese. E da quei giorni, ne ha viste davvero di tutti i colori lo storico stadio della città. Ha conosciuto la quarta serie e la “carbonella”, la serie B e la serie A, i balconi dei palazzi attorno gremiti di gente ogni domenica e camere d’albergo “con vista sulla nord” venduti come (al prezzo di) biglietti di tribuna.

Oggi che la Reggiana compie cent’anni ci si interroga sul futuro della sua casa storica. Che negli anni è diventata anche - suo malgrado - un problema di urbanistica oltre che di impiantistica sportiva. E se l’amichevole tra i granata di Alvini e il Genoa di Andreazzoli ha messo in luce tutti i segni del tempo di questo stadio dal passato glorioso, ha anche avuto il merito di riportare d’attualità il futuro dela Mirabello.

E se nel dibattito, l’ex assessore Mauro Del Bue ha paventato un possibile ruolo della società granata, l’attuale gestione della Reggio Audace, pur dicendosi disponibile a discutere con tutti - si chiama fuori da qualsiasi progetto di riqualificazione di un impianto che resta pur sempre di proprietà comunale. «La società - dice il segretario generale della Reggiana, Nicola Simonelli - non ha progetti per la riqualificazione del Mirabello. Allo stesso modo non credo che si possa pensare oggi al Mirabello come ad un impianto per il calcio professionistico». Poi però, Simonelli puntualizza il suo pensiero, sgomberando il campo dagli assunti di quella corrente di pensiero che definiscono irrealizzabili gli stadi nel centro cittadino.

«Soprattutto su città di dimensioni come quelle di Reggio Emilia - dice Simonelli - ci sono esempi illuminanti. Pensiamo alla ristrutturazione dello stadio di Ferrara e allo stesso Moccagatta che visiteremo domenica, e che ho avuto modo di vedere martedì quando sono andato ad Alessandria per organizzare la partita di Coppa Italia».

Una visione - questa di Simonelli - che parrebbe in contraddizione con l’intendimento dell’assessore allo sport Raffaella Curioni che, proprio alla Gazzetta ha sottolineato come il Comune veda nel futuro del Mirabello una vocazione non solo calcistica ma anche rivolta ad altre discipline. Invero, a questa vocazione multipla avevano già pensato negli anni passati, quando sempre la Reggiana (ma sotto la guida di Stefano Compagni) aveva addirittura affidato a uno studio di architetti un progetto di riqualificazione – anche urbanistica - dell’intera area.

«L’obiettivo - ricorda Claudio Pedroni, l’architetto che firmò il progetto - era riqualificare non solo il Mirabello ma anche tutto il quartiere, riuscendo così ad allargare il centro storico di questa città che ancora oggi finisce a est a Porta San Pietro». Un obiettivo - quello del progetto commissionato all’epoca dalla Reggiana che potrebbe avere anche oggi una sua valenza. «E credo - dice oggi Pedroni - potrebbe addirittura integrarsi con la riqualificazione già avvenuta dell’area della ex Polveriera. Ci sarebbero insomma i modi per alleggerire l’impatto del Mirabello su quella zona. Una zona che, proprio a causa dei continui rattoppi al vecchio Mirabello, ha pagato un prezzo alto». Certo, oggi appare davvero difficile che un progetto come quello possa trovare partner - pubblici e privati - disposti a “cavalcarlo”. —



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