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l’intervista 

Adorni: «Fra i più grandi Gli feci trovare moglie»

Stefano Semeraro

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PARMA. «Una notizia terribile. L’avevo sentito qualche giorno fa, sapevo che aveva qualche problema, mai però avrei pensato che sarebbe finita così». Vittorio Adorni fra gli anni ’60 e ’70 è stato compagno, avversario e ds di Gimondi: «Lui ha un posto di primo piano nella storia. Ha corso con Merckx, che rimane il n. 1 con 5 Tour e 5 Giri. Ma Felice era il n. 2. E non si arrendeva mai. Spesso sapeva che con Merckkx avrebbe perso, ma lottava. Eddie per batterlo doveva staccarlo. Merckx ha smesso prima, Felice è riuscito a vincere più a lungo e ne era soddisfatto: era per lui la prova di un fisico più resistente ».

«Il carattere di Felice - dice Adorni - era duro, tenace, forse perché veniva dalla Bergamasca. Sempre sul chi vive. Appena qualcuno andava in fuga si innervosiva. Non aveva la classe pura di altri campioni, ma una grinta unica. Ho iniziato a seguirlo quando vinse il Tour de l’Avenir da dilettante. Nel 1965 passò professionista, quell’anno correvamo insieme con la Salvarani. Eravamo compagni di camera, diversi ma compatibili. Io vinsi il Giro d’Italia, lui il Tour. E pensare che non voleva correrlo ma gli dissi di provare la prima settimana, lo avrei aiutato a vincere una tappa. La tappa la vinse in fretta, e prese la maglia gialla. Poi io dovetti abbandonare, lui finì per vincere il Tour…».

Il ricordo più bello? «Nel 1973 - dice Adorni - ero il suo ds, Felice vinse il Mondiale. Ma forse la cosa che mi piace più ricordare è che fui io fargli conoscere Tiziana, che poi sarebbe diventata sua moglie. Il ciclismo di oggi non gli piaceva, troppi pecoroni secondo lui». —

Stefano Semeraro

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