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Fabio Azzolini a giorni finirà sotto i ferri «Non mollo, voglio l’olimpiade di Tokio»

ALESSANDRO ZELIOLI

Dopo un periodo buio, il campione paralimpico di tiro con l’arco sarà operato per un problema alla spalla dal professor Gianni Porcellini 

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L’INTERVISTA

ALESSANDRO ZELIOLI

Da un po’ di tempo non si sente parlare di lui. Difficile non notare la sua assenza, dovuta a un infortunio che ha messo a repentaglio prima la sua quotidianità che la carriera sportiva.

Fabio Azzolini, campione paralimpico del tiro con l’arco, ora sta meglio. Tra pochi giorni finirà sotto i ferri per risolvere la rottura del legamento del sovraspinoso della spalla destra che lo ha costretto a dipendere da una carrozzina elettrica e a tirare, per disperazione, con i denti, la corda del suo arco. E da quel momento, ripartirà la carriera per un Azzolini 3.0.

Ora per il 50enne arciere si tratta di vincere la sfida più importante: tornare alla funzionalità normale dell’arto e, successivamente, inseguire il sogno della quarta olimpiade che è ancora largamente raggiungibile.

Quest’anno non potrà certo scordarlo...

«Direi proprio di no. Spero che il peggio sia passato. Ho segnato in rosso sul calendario il 29 agosto: quel giorno il professor Gianni Porcellini mi opererà a Modena e la mia vita tornerà quella di inizio anno».

È il medico che ha operato Valentino Rossi?

«Proprio lui, ha una grande esperienza in questo campo, soprattutto su atleti paralimpici. Sono certo che la sua esperienza mi restituirà la normalità. E sarò pronto a ripartire per la caccia alla mia quarta olimpiade. Il pass olimpico lo potrà cercare a Olbia ad aprile o a Novo Mesto in Slovenia, a giugno».

Una certezza che va oltre il curriculum del medico.

«Quella è comunque una buona percentuale di riuscita. Il resto lo farà lo stupendo staff dell’unità spinale di Villanova d’Arda. Nella struttura piacentina, dove ero stato ricoverato dopo la frattura cervicale, si occuperanno della riabilitazione. E li tornerò come nuovo perché sono veramente speciali».

E dopo il 29 agosto è tutto chiaro. Ma prima cosa è successo?

«Il 28 aprile ero a Olbia per una competizione internazionale e il tendine del sovraspinoso della spalla destra mi ha ceduto. Due giorni dopo ero completamente immobile e non riuscivo neppure ad alzarmi dal letto. Pensate cosa significa per un disabile in carrozzina che ha solo le braccia per gestire il resto del corpo. Il primo pensiero è stato di tornare autonomo. Il secondo di tornare a tirare perché senza sport non so stare».

Non poteva farsi operare prima?

«Ecco - risponde con un tono differente Azzolini -. Proprio qui sta il disagio di questi mesi. Mi hanno spostato due volte la data fissata dell’intervento. E se nel primo caso ho accettato mio malgrado, nel secondo ho avuto un crollo. Per due giorni sono scomparso dal mondo. Non volevo vedere e sentire nessuno. Per fortuna, amici e parenti mi hanno aiutato, così come il grande lavoro psicologico fatto con la nazionale. Ora Fabio Azzolini è prontissimo ad affrontare la sua rinascita. Considerando che mi daranno una spalla nuova, sarò anche bionico».

Si è sentito solo?

«Mai. Intanto mamma Gabriella e mia sorella Monica mi hanno coccolato e viziato senza mai lasciarmi un attimo. Sono state le mie stampelle. Inoltre, tanti amici tra cui quelli della Nazionale, si sono fatti in quattro per aiutarmi, psicologicamente e materialmente».

Cosa ha pensato subito dopo la diagnosi?

«Che avrei dovuto metterci del mio per uscirne. Perché questa era una nuova importante sfida che dovevo vincere. Ancora più importante di quella del ’93 quando la mia vita cambiò».

Disse che proprio lo staff azzurro sarebbe stato decisivo in questa fase.

«Il dottor Claudio Schiraldi, medico della nazionale, e Oscar De Pellegrin, medaglia d’oro olimpica e ora consigliere della federazione che a sua volta fu operato alla spalla, hanno fatto davvero quanto in loro potere per aiutarmi. Essere azzurro da oltre vent’anni, a qualcosa è servito. Ma anche Daniele Cassiani e Salvatore Demetrico, miei compagni in azzurro, mi hanno sempre pungolato. A loro dico che i risultati poco lusinghieri dell’ultimo anno, sono colpa della spalla. Ora ripartirò da zero».

Non ha paura di cantar vittoria troppo presto? Un intervento nasconde sempre dei rischi...

«Sono sempre stato positivo nella mia vita. Quindi non ci penso neppure possa andare male. Tuttavia se dovesse succedere, potrei tentare l’esperienza da tecnico. Il mondo del tiro con l’arco mi ha dato tanto, facendomi trovare un’altra famiglia con la quale sto molto bene. Oppure potrei passare alle bocce o alla carabina. “Mally” Croci - il campione di carabina paralimpica di Castellarano, ndc - è da tempo che mi invita a provare».

Perché Tokyo è così importante?

«Perché nella vita ci si devono dare degli obiettivi. Avevo indicato la mia quarta Olimpiade, come una sorta di tappa d’arrivo. Dicevo tra me e me: vado a Tokyo, vinco la medaglia e poi mi ritiro. Sarebbe difficile ipotizzare un altro quadriennio di preparazione a 51 anni. E la medaglia sarebbe la ciliegina su una carriera che ritengo soddisfacente. Questo incidente ha rallentato questo cammino, ma non lo ha interrotto. Il sogno è ancora raggiungibile, grazie a un regolamento che concede spazio fin quasi al momento di salire sull’aereo per il Giappone. E io salirò su quell’aereo».

Quindi che percentuale si da di essere a Tokyo 2020?

«Il 100%. Io punto sempre al centro. È quello che da più punti». —

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