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I nuovi iscritti scarseggiano futuro nero per le bocciofile

Nicolò Valli
I nuovi iscritti scarseggiano futuro nero per le bocciofile

Dopo l’annuncio shock del Buco Magico anche altre società lanciano l’allarme «Gli sponsor per le gare diminuiscono e anche i giovani mancano all’appello»

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Le bocce, sport che per anni ha richiamato folle di appassionati nei circoli di quartiere fungendo da mezzo di socializzazione, rischiano di scomparire. Non ora magari, dove ancora un nutrito gruppo di giocatori resiste alla crisi. In futuro però il rischio è concreto, proprio perché manca un vero e proprio ricambio generazionale.

Emblematico il caso del Buco Magico, che a fine settembre chiuderà a malincuore la propria attività per problemi gestionali, ma soprattutto per una mancata adesione di iscritti.

Lo stato di salute dei bocciodromi reggiani non è quindi molto incoraggiante: «È un momentaccio» afferma Antonio Frignani, presidente del Centro Sociale Bocciofila Tricolore con sede in via Agosti; «Gli sponsor che danno titolarità alle gare sono sempre meno, e anche i giocatori perdono lo stimolo perché non hanno un tornaconto economico e sono spesso impegnati per le gare. Un tempo la nostra attività era molto più ampia, ora siamo stati costretti a ridimensionare. Abbiamo ugualmente tanti amatori che ogni pomeriggio continuano ad allenarsi e a stare in compagnia nei nostri splendidi campi, mentre ogni luglio continuiamo ad organizzare la manifestazione Tricolore in Festa che richiama molta gente».

Le nuove leve non hanno quindi interesse nel cimentarsi in questa disciplina: è un peccato, perché in questo modo le bocce rischiano di essere confinate alle partite papà-figli sui campi degli stabilimenti della Riviera Romagnola.

«I giovani hanno altri lidi-continua Frignani- il nostro sport era uno dei pochi divertimenti a nostra disposizione, mentre ora ce ne sono troppi».

Anche al “Gattaglio”, a pochi passi dal centro storico, la situazione non è delle più rosee, col segretario Franco Livia che fa il punto sul proprio ente: «Anche qui sentiamo l’usura del tempo, ma con fatica continuiamo ad andare avanti. In autunno sono previsti progetti con le scuole proprio per avvicinare i più giovani alle bocce, ma penso che i ragazzi di oggi abbiano poca pazienza: una gara infatti può durare dal mattino fino a sera, e manca l’incentivo».

A Gavassa la struttura è inattiva dal 2011: “La nostra era un’attività amatoriale- commenta il presidente del Daino Ezio Siligardi- due sere a settimana ci trovavamo a giocare e a trascorrere del tempo in compagnia. Venivano organizzate gare al cui vincitore spettava un premio simbolico, ma anche qui abbiamo dovuto chiudere per un numero insufficiente di tesserati”.

Quattro realtà, stesso identico problema.

E in provincia? Scandiano e Cavriago i centri più attivi: «Come Bocciofila Scandianese non possiamo lamentarci: abbiamo 50 professionisti e oltre 200 amatori. Rispetto ad altri organizziamo competizioni e possiamo contare anche su 3 giovani che ci garantiscono un minimo di continuità. Siamo inoltre contenti di aver recuperato persone che avevano smesso ma che hanno deciso di ritornare sui campi”. Parola di Giuseppe Torricelli, numero 1 della società boiardesca.

Il grido d’allarme è suonato bello forte, e l’auspicio è quello di salvare il pallino dalla crisi. Viceversa, la bocciata ammazza-partita sembra essere dietro l’angolo. —





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