Gazzetta di Reggio

Sport

onda azzurra 

Ora l’Italia non si ferma più Il Mancio vince la settima ed Euro 2020 è a un passo

Guglielmo Buccheri
Ora l’Italia non si ferma più Il Mancio vince la settima ed Euro 2020 è a un passo

2 MINUTI DI LETTURA







La dimensione della nuova Italia la trovi dentro ai numeri e, soprattutto, in un modo di pensare che piace perché immediato. I primi sono quelli che mettono il ct azzurro Mancini alla pari con il Trap o Valcareggi: sette sono i successi senza soluzione di continuità del Mancio (sei su sei verso Euro 2020), sette furono quelli di Trapattoni nel 2003 e sette quelli di Valcareggi nel ’73, con il record di nove di Vittorio Pozzo vicino. Ma i numeri appartengono anche ai quasi sette milioni di tifosi davanti alla tv per l’ultima fatica di Tampere.

Onda rossa Ferrari e (quasi) onda azzurra dell’Italia del pallone: la prima impressiona, la seconda può farlo. Mancini, dal maggio di un anno fa ad oggi, è come se avesse seminato mentalità e convinzione, il tutto aperto a tutti. Così nasce il concetto di Nazionale diversa dove cambiare non provoca le vertigini. Nella sua gestione fatte di quindici fatiche solo una volta il Mancio non ha toccato niente, dal 10 ottobre (1-1 con l’Ucraina a Genova) al 14 dello stesso mese (successo 1-0 a Chorzow): quest’ultima, a lungo, è stata accolta come la gara della svolta. Ma quando lo ha fatto in modo piuttosto invasivo come in queste ore (ben 5 i volti nuovi dal via fra l’Armenia giovedì e la Finlandia domenica sera) il prodotto non è mutato perché quella contro Pukki ed i suoi fratelli può allo stesso modo definirsi una gara della svolta.

Fuori Verratti per squalifica, regia a Sensi, scommessa azzurra solo dieci mesi fa quando debuttò con gli Usa e possibile, valida, alternativa in un centrocampo dove i fedelissimi Jorginho e lo stesso Verratti si trovano in scia un regista con tutte le credenziali in regola. Fuori Romagnoli come vice-Chiellini perché non in palla, dentro Acerbi, esperto e, soprattutto, abile centrale. Fuori per ko l’ormai titolare Emerson, via libera a Florenzi in una corsia, la sinistra, non di sua competenza.

L’Italia non ha un numero nove alla Vieri, ma ne ha due (Belotti e Immobile) che sembrano divertirsi a confondere le idee a Mancini, a suon di gol, ritrovato per il Ciro laziale, o movimenti che si avvicinano a ciò che vuole il ct. Ma questa Italia dà la sensazione di poter pescare da una base mai tanto larga e mai tanto camaleontica, a colpi di jolly che, una volta in campo, sanno cosa fare come se lo facessero da una vita. «Questa è la squadra degli italiani...», ripete Mancini. Dei tifosi e dei numeri: in sedici mesi siamo passati dalla paura di incontrare le grandi d’Europa al desiderio di farlo il prima possibile. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google